Tonino D'Annibale
Tonino D'Annibale

Roma, 18 luglio 2021 - Con due assoluzioni e cinque proscioglimenti si è chiuso il processo sui presunti illeciti legati alla locazione alla società partecipata “Lazio Service Spa” di due immobili in via del Serafico a canoni molto alti e ad una cessione sospetta all'Enpam.

Nella vicenda era stato coinvolto anche l'ex segretario del Partito democratico di Genzano, Tonino D'Annibale, che a seguito delle indagini lasciò ogni carica politica nel 2015. "Il tribunale di Roma ha certificato la mia totale estraneità ai fatti contestatimi, attestando del resto quel che già aveva chiarito il pubblico ministero nella sua arringa finale", fa sapere D'Annibale.

La ricostruzione dei fatti

Nella vicenda, oltre a D'Annibale erano sotto accusa anche i fratelli Pulcini, a capo della società proprietaria degli immobili dell'Eur. A ricostruire la vicenda è lo stesso D'Annibale, assolto perché il fatto non sussiste. "La vicenda è legata alla certificazione della congruità dei contratti di affitto di due immobili, entrambi nella zona di via del Serafico all`Eur, di proprietà del gruppo guidato da Antonio e Daniele Pulcini per ospitare gli uffici di Lazio Service. Il giudizio certifica che non ho mai tradito i miei ideali di gioventù: il fatto non sussiste. Era evidente, ma per accertarlo senza equivoci ci sono voluti 7 lunghi anni".

"Sette anni per un primo grado di giudizio è un tempo lunghissimo, eccessivo – racconta l'ex segretario del Pd – li ho vissuti con rabbia e sofferenza interiore intensa che hanno cambiato la mia vita, bruciando anni e opportunità che non potranno essere più colte, una pena che non si concretizza ufficialmente con le restrizioni fisiche della libertà individuale, ma con una violenza psicologica che genera malessere, una condanna criminale inflitta ad un libero cittadino per 84 mesi".

Alla fine, l'assoluzione. "Ora la giustizia ha proclamato la mia innocenza – conclude – ed è quello che che ho cercato e voluto rinunciando alla prescrizione. Un sorriso va ai molti garantisti a corrente alternata, ed in particolare a quelli che avrebbero voluto il mio licenziamento dal lavoro. Brutte persone che hanno vissuto con una certa dose di soddisfazione, in alcuni casi di giubilo, il mio ingresso nell'inferno giudiziario, strumentalizzando i fatti senza conoscerne i contenuti o facendo finta di non conoscerli. Piccole persone. La rabbia è tanta ma non alimenta rancore, solo la
ritrovata serenità".