A scuola col green pass
A scuola col green pass

Roma, 9 agosto 2021 – Maestra vaccinata cade in una falla del sistema, niente green pass e accesso negato sul posto di lavoro. Non riesce a entrare a scuola senza autocertificazione ma, nonostante abbia concluso il ciclo vaccinale, non riesce a scaricare il passaporto sanitario. E, nonostante l'attestazione rilasciata dall'hub vaccinale, quando si è presentata sul posto di lavoro l’hanno rimandata a casa. È un’odissea senza fine quella vissuta da Teresa Anna De Vito, insegnante in una scuola dell'infanzia nel quartiere romano Nuovo Salario, sospesa tra certificati fantasma e risposte mai ottenute.

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Tutto è iniziato lo scorso novembre, quando la maestra è finita in quarantena per una collega risultata positiva al Covid. Il primo tampone è risultato positivo, il giorno dopo risultato contrario: negativa al virus. A marzo la prima dose di vaccino Astra Zeneca, ma essendo risultata guarita dal Covid – almeno sulla carta – i sanitari dell'hub vaccinale di Termini hanno seguito la prassi, rilasciandole un documento con scritto che quella sarebbe stata una dose unica. E in quel momento è iniziata l’odissea. “Ero venuta a contatto con il virus e per questo all'hub, inoculata la dose, mi hanno scritto nell'attestazione che quella sarebbe stata una dose unica. Certificato alla mano di avvenuta vaccinazione, è iniziato il mio calvario”, racconta Teresa Anna De Vito. “Il primo settembre mi sono presentata scuola con l'attestazione rilasciata dall'hub vaccinale ma sono stata rimandata a casa”. Green pass a scuola, Tar: "Giusto sospendere chi non ce l'ha. Tampone, paghino i prof"

Il racconto della maestra: “Se voglio lavorare, devo fare i tamponi a mie spese”

La maestra senza green pass sta facendo lo slalom tra la burocrazia, costretta ad effettuare un tampone ogni 48 ore. “Il problema è che se voglio risolvere questo problema e lavorare – conferma la donna – un giorno sì e un giorno no devo fare un tampone a spese mie, come sto facendo da ieri. La mancanza del green pass ha conseguenze anche nella vita quotidiana: stasera (ieri per chi legge, ndr) sono a cena fuori con amici, dobbiamo mangiare all'esterno con la pioggia perché senza certificato non mi fanno entrare”. Ma non solo. “Ho mia figlia a Pordenone: se devo andare a trovarla non posso nemmeno muovermi liberamente. È dal primo luglio che io e mio marito stiamo combattendo, possibile non si possa far niente per garantirmi almeno la libertà di lavorare, regolarmente vaccinata?”, si chiede la donna.

Una macchina perfetta, quella della campagna vaccinale, che però non ammette eccezioni: un caso simile è avvenuto nei giorni scorsi a Venezia, dove un dirigente della Regione Veneto guarito dal Covid e vaccinato con dose unica, è stato costretto a lavorare letteralmente fuori dalla finestra per una falla nell’emissione del green pass. 

Prima la quarantena, poi il risveglio in un incubo

"Il 5 novembre scorso sono stata messa in quarantena dalla Asl per una collega positiva al Covid – racconta la maestra, Teresa Anna De Vito – il giorno dopo, per precauzione, sono andata a fare un tampone antigenico e sono risultata positiva. Ho comunicato l'esito al medico di famiglia e alla direttrice scolastica e mi è stato detto di fare un tampone molecolare che con mio marito siamo andati a fare alla Cecchignola: io sono risultata negativa, mio marito positivo. Entrambi finalmente negativi al tampone di riscontro dieci giorni dopo, l'indomani ho ripreso servizio a scuola con il certificato rilasciato dal medico di famiglia di avvenuta guarigione”. Ignara delle difficoltà che la attendevano, la donna ha prenotato il vaccino come tanti altri cittadini laziali, la regione che vanta il primato italiano per numero di immunizzati. “Ho prenotato il vaccino il 23 febbraio – ricorda la maestra – e mi è stato dato appuntamento per il 13 marzo all'hub di Termini. Un esame sierologico consigliatomi dal medico, ha evidenziato l'alta percentuale di anticorpi. Ero dunque venuta a contatto con il virus e per questo all'hub, inoculata la dose, mi hanno scritto nell'attestazione che quella sarebbe stata una dose unica".

Il green pass non è mai arrivato

Nonostante abbia smosso mari e monti, la maestra non è ancora riuscita la certificazione sanitaria di avvenuta vaccinazione. “Ad oggi non sono mai riuscita a ottenere il rilascio del green pass – incalza la donna – ho chiamato il 1500, il numero per scaricare la certificazione, mio marito ha scritto mail su mail perché si avvicinava l'apertura delle scuole, abbiamo allegato tutta la documentazione, ma niente. Abbiamo provato a scaricare il recupero dell'autocod, ma mi è stato risposto che non era disponibile. In farmacia stessa cosa, la certificazione risulta non generata o i dati inseriti non corretti”.

Errori su errori costellano l’incredibile vicenda di Teresa Anna De Vito, perfino il risultato del tampone è arrivato in ritardo e il green pass provvisorio scaduto. “Sono tornata dal medico di famiglia – ricorda la donna – e mi ha consigliato di fare il tampone, ma il green pass è arrivato dopo tre giorni, quindi già scaduto. Anche il dirigente scolastico si è attivato chiedendo soluzioni, l'assessorato alla Sanità ci ha detto di inviare tutto a loro, che avrebbero provveduto nel merito, gli ho scritto quindi una mail alla quale, anche qui, non ho ricevuto alcuna risposta. Ho tentato e fatto tutto, ho scritto anche all'Asl, mi hanno risposto che hanno controllato la posizione vaccinale che risulta correttamente inserita e non riescono a capire come mai io non riesca a ottenere il green pass". Green pass obbligatorio al lavoro. "Estensione solo per due categorie" - Padova, maestra a scuola senza Green pass: litiga col preside, arrivano i carabinieri