Uno degli appartamenti sequestrati
Uno degli appartamenti sequestrati

Roma, 23 giugno 2021 – Ricettazione di immobili occupati abusivamente: è questa l’accusa di cui dovrà rispondere un uomo arrestato ieri dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia, su disposizione della Procura di Roma, nell’ambito di un’inchiesta sul racket dell’occupazione delle case popolari nel quartiere Dragoncello della Capitale.

Le indagini, avviate dai militari nel febbraio 2019, hanno permesso di accertare che a gestire questa pratica c’era un gruppo criminale di soggetti vicini o riconducibili alla famiglia Costagliola, casata di origini campane trapiantata a Roma e conosciuta come i “napoletani”. Secondo l’accusa, gli indagati occupavano abusivamente varie abitazioni senza aver mai ottenuto alcuna assegnazione formale, per poi cercare di rivenderle.

Gli appartamenti sgomberati

Già nell’ottobre 2020 gli uomini dell’Arma avevano sequestrato 13 appartamenti, 11 dei quali sono già stati sgomberati e restituiti ai legittimi proprietari, principalmente enti assistenziali come l’Inps, l’Enasarco e l’Ater, che gestisce le case popolari per conto del Comune di Roma. Per due soggetti, un uomo e una donna, il gip aveva inoltre disposto il divieto di dimora nel X Municipio e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

In merito alle loro posizioni, però, la Procura di Roma ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, chiedendo il riconoscimento del reato di ricettazione di immobili, avendo gli indagati svolto un ruolo di mediazione per la vendita a soggetti in cerca di una casa di beni di provenienza illecita. Nello specifico, all’uomo vengono contestati due episodi specifici di questo genere.

Falso mediatore in carcere

Per quest’ultimo si sono così aperte le porte del carcere, mentre alla donna è stato notificato un altro divieto di dimora nel X Municipio della Capitale dopo che, nel frattempo, la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso di uno dei due contro la decisione del Riesame, dichiarandolo “inammissibile”. Le altre persone coinvolte nell’inchiesta dovranno anche rispondere di sostituzione di persona, furto aggravato e truffa.

Alcuni indagati hanno infatti stipulato dei contratti per l’erogazione dell’energia elettrica spacciandosi per altre persone, di fatto all’oscuro di tutto, e presentando i loro documenti d’identità. Altri soggetti hanno invece allacciato abusivamente il cavo dell’elettricità alla rete pubblica. L’unica ipotesi di truffa contestata riguarda infine il mancato pagamento delle bollette per il servizio offerto.