Polizia a Roma
Polizia a Roma

Roma, 31 maggio 2021 - Restano in carcere Francesco e Juan Carlos Spada, esponenti dell'omonimo clan mafioso e arrestati nella notte tra venerdì e sabato ad Ostia: lo ha deciso oggi il gip di Roma, convalidando l'arresto eseguito tre giorni fa dalla Polizia su richiesta del procuratore aggiunto Ilaria Calò e del sostituto Mario Palazzi. 

I due fratelli, attivi sul litorale romano attraverso svariate attività criminali, erano stati condotti in carcere con le accuse di sequestro di persona, associazione a delinquere per spaccio di stupefacenti e riduzione in schiavitù. Reati tutti aggravati dal metodo mafioso

La vicenda 

L'indagine è legata ad una denuncia presentata dalla madre di due ragazzi di Ostia, entrambi tossicodipendenti. La donna ha accusato i due fratelli Spada, figli del capoclan Armando, di violenze nei confronti dei figli. In particolare Francesco e Juan Carlos avrebbero, secondo la donna, torturato e umiliato i due giovani anche tramite la diffusione di video sui social, il tutto in cambio di qualche grammo di crack. 

La famiglia della donna era inoltre costretta a pagare agli Spada, dal 2016, un affitto per l'occupazione di un garage usato come abitazione. Nel corso delle indagini, i poliziotti hanno anche sequestrato un appartamento sempre riconducibile agli Spada. 

Minacce quotidiane

Dal decreto di fermo della Dda di Roma nei confronti di Juan Carlos e Francesco Spada, emerge il clima di terrore che ha portato una madre-coraggio a denunciare le vessazioni a cui era sottoposta la sua famiglia e in particolare i suoi due figli da parte dei fratelli Spada. In particolare la donna afferma nella denuncia "di essere stata più volte vittima di violente minacce" dei due arrestati. Gli Spada "si recavano quasi tutti i giorni nella sua casa per minacciare lei e suoi figli, anche con coltelli e mazza di ferro, al fine di ottenere i pagamenti che richiedevano e che, in un'occasione, giunsero a sequestrare per un giorno il figlio prelevandolo dal letto e conducendolo nella loro abitazione contro la sua volontà".

La donna ha inoltre raccontato agli inquirenti di aver udito chiaramente "le urla del figlio" che "si sentivano sin dalla strada". Il giovane fu liberato solo il giorno successivo "dopo essere stato costretto a trascorrere la notte nella casa dagli Spada per vendere per loro conto la sostanza stupefacente, al fine di estinguere il debito, mentre il portone di accesso della casa era controllato da due guardie del corpo degli Spada, non ancora identificate".

Nel decreto viene riportata anche la testimonianza della sorella delle vittime: "Praticamente mio fratello - dice la ragazza - era diventato lo schiavo di Francesco Spada, lo ha anche utilizzato per fare video da pubblicare sui social network dicendogli che in cambio gli avrebbe dato cocaina, invece poi lo minacciavano dicendo che aveva un debito con loro".