Edith Bruck durante la cerimonia al Quirinale
Edith Bruck durante la cerimonia al Quirinale

Anzio (Roma), 2 novembre 2021 – La poetessa Edith Bruck, una degli ultimi testimoni della Shoa ungherese, ha rifiutato il Premio per la Pace di Anzio, città che nel ‘44 fu teatro dello sbarco dell’esercitò alleato approdato sulle coste romane per liberare l’Italia dal fascismo. Un gesto forte quello di Bruck, nome d'arte di Edith Steinschreiber, arrivato dopo che il Comune ha negato la benemerenza a una donna ebrea, confermando invece la cittadinanza onoraria a Mussolini. Un territorio, quello del litorale romano, che vede ancora molti seguaci del Duce.

Gentile Sindaco De Angelis, sarei tornata volentieri per il Premio per la Pace nella sua città se nel frattempo non avessi saputo che è stata negata la benemerenza ad una mia correligionaria, Adele di Consiglio. Una donna sola, sopravvissuta alla barbarie nazifascista che ha annientato la sua famiglia come la mia. Invece è stata riconfermata la cittadinanza onoraria a Mussolini che ha ancora molti seguaci nel suo territorio e non solo, ma nell'Europa stessa che ha poca memoria”. Sono le parole durissime scritte da Edith Bruck in una lettera aperta al sindaco di Anzio, Candido De Angelis, in cui motiva il rifiuto del Premio.

La poetessa 90enne – ungherese di origine, naturalizzata italiana – è sopravvissuta ai campi di concentramento e ha trovato nella scrittura la forza di reagire alla violenza. Il presidente Sergio Mattarella le ha conferito l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e lo scorso 20 febbraio ha ricevuto una visita di Papa Francesco nella sua casa romana. Quest’anno ha inoltre vinto il “Premio Strega Giovani 2021” con l’opera dal titolo “Il pane perduto”. Bolsonaro Padova, 500 antagonisti caricati dalla polizia: idranti per fermarli

Edith Bruck con Papa Francesco

Il sindaco: “Premio pensato con 2mila ragazzi”

Il primo cittadino di Anzio, Candido De Angelis, rivendica lo status di “Medaglia d’oro al merito” della sua città per avere combattuto al fianco degli alleati nella lotta al nazi-fascismo. Eppure, si è “macchiata” di un gesto duro da digerire: la conferma della cittadinanza onoraria a Mussolini, conferita nel 1924 quando lo stesso Mussolini impose l'obbligo a livello nazionale. Nelle scorse settimane, nel Comune veneto di Adria, in provincia di Rovigo, il sindaco è stato minacciato per avere revocato la cittadinanza al Duce, assegnandola postuma a Giacomo Matteotti, nato a pochi chilometri di distanza. 

Candido De Angelis, sindaco di Anzio

Se Edith Bruck non accetta il nostro premio, che avevamo pensato con duemila ragazzi come facciamo tutti gli anni, fa una mortificazione non a me, ma alla nostra città, medaglia d'oro al merito civile, che non meritava”. È la replica del sindaco De Angelis alla decisione di Edith Bruck, paladina delle vittime della Shoa, di rifiutare il Premio per la Pace. “Mussolini ha la cittadinanza onoraria dal 1924 aggiunge il sindaco di Anzio . Prima di me ci sono stati tre sindaci comunisti, due socialisti, uno repubblicano, uno Ds e nessuno l'ha mai revocata. Anzi, questo argomento non è stato mai discusso in consiglio comunale dal 1946 al 2021”.

Obiettivo del Premio, “coinvolgere le nuove generazioni” nel condannare la violenza

"Gentilissima Edith Bruck, profondamente amareggiato per il suo diniego, credo che lei sia stata oggetto di un gravissimo malinteso generato da un'informazione del tutto priva di fondamento o addirittura volutamente manovrata da chi, in questi anni, ha cercato di boicottare continuamente il lavoro di questa amministrazione”. Inizia così la lettera scritta dal sindaco di Anzio, Candido De Angelis, alla scrittrice ungherese che ha rifiutato il Premio della Pace.

La città di Anzio, durante il secondo conflitto mondiale, è stata completamente rasa al suolo. Il prezzo pagato dalla popolazione è stato altissimo", continua De Angelis, in una lettera indirizzata alla scrittrice Edith Bruck. "È proprio la nostra storia, e quella dei nostri padri, che ha ispirato - prosegue - quello che noi definiamo il percorso della memoria, un progetto culturale incardinato nella celebrazione dello sbarco alleato che si pone l'obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni, convinti che la conoscenza dei fatti realmente accaduti sia un potentissimo mezzo di sensibilizzazione alla condanna di ogni espressione di violenza, discriminazione, privazione della dignità umana, connaturate nel nazifascismo e in ogni forma di totalitarismo".