Roma, 22 novembre 2021 - Secondo l'ultima edizione del dossier Ecomafia di Legambiente, è nel ciclo dei rifiuti e dello smaltimento illecito che il Lazio ha i peggiori dati: 736 illeciti legati allo smaltimento dei rifiuti accertati nel 2020, 942 denunce, 36 arresti e 391 sequestri. Dati con i quali il Lazio si piazza in seconda posizione dopo la Campania per reati nel ciclo dei rifiuti (era al terzo posto nell'edizione 2020 del dossier).

Tra le province, quella di Roma continua ed essere tra le peggiori sui rifiuti, e se lo scorso anno era la terza peggior provincia, quest'anno sale al secondo posto assoluto con 418 reati. ''Lo smaltimento illecito dei rifiuti, in particolar modo a Roma e Città Metropolitana, è la causa maggiore dell'aumento degli ecoreati commessi nel Lazio, una situazione che nei territori è chiara, visibile e rispecchia completamente i dati che emergono dal dossier - dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - così come dalle 1.000 discariche abusive che abbiamo mappato e delle quali abbiamo denunciato l'esistenza, le continue segnalazioni di nuove discariche nella Capitale e nel suo hinterland e in modo particolare tra il verde, dove Ama non provvede all'immediata rimozione nonostante le migliaia di segnalazioni che arrivano da anni, e nonostante sia l'unico soggetto deputato alla rimozione dei rifiuti. Nella Capitale il disastro totale nella gestione del ciclo dei rifiuti degli ultimi anni e le politiche totalmente inadeguate hanno spalancato praterie dove le ecomafie continuano ad agire, con conseguenze ambientali che vediamo emergere ovunque''.

Emergenza rifiuti nella Capitale, il piano di Gualtieri non decolla

Ed è ancora emergenza rifiuti a Roma. Giovedì è stato firmato l’accordo tra Ama e i sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Fiadel) che prevede premi produttività per salvare il piano di pulizia straordinario di Roma di nuovo sommersa dai rifiuti. La situazione non è cambiata: le tonnellate di immondizia davanti ai cassonetti colmi che c'erano con l'ex sindaca Virginia Raggi sono ancora un nodo da sciogliere con il primo cittadino Roberto Gualtieri, il suo piano straordinario per risolvere la questione non sembra decollare. Il sistema dei rifiuti a Roma è ormai al collasso.

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Assoambiente: “Piano regionale basato su premesse false”

L'ennesima emergenza rifiuti a Roma conferma due punti critici, da tempo al centro del dibattito ogni volta che il sistema capitolino arriva al collasso. "Primo, la carenza di impianti: ci sono centinaia di tonnellate di rifiuti che non si sa dove mettere e quindi rimangono o nei depositi sui camion o per strada. Secondo: la situazione critica dell'Ama di cui questo accordo sindacale confuso per non dire stupefacente dimostra lo stato di difficoltà e crisi che ormai dura da anni" e la colpa "è di tutti: Regione, Comune e Ama. Nessuno è innocente". Così Chicco Testa, presidente Fise Assoambiente.

Responsabilità, quindi, di tutti

Della Regione perché "il piano regionale è basato su premesse false - sottolinea Testa - la prima, che la quantità di rifiuti si riduca del 10% da qui al 2025, cosa che non avverrà; la seconda, che la raccolta differenziata passi dal 50 al 70% nel 2025. Sono stime false che cercano di dire che gli impianti che servono a Roma sono meno di quelli che servono veramente. I rifiuti non si fanno sparire con i numeri". Da parte sua "il comune non riesce a implementare nulla, o almeno non c'è riuscito fino ad oggi, adesso vedremo" e poi c'è l'Ama, "un'azienda priva di capacità e incapace di reagire, su cui rimettere mano profondamente. Un'azienda irriformabile dall'interno: Gualtieri ci proverà e sarà l'ennesima disillusione. Bisogna cambiare registro, per esempio mettendo a gara lo spazzamento di parti della città almeno per creare un po' di concorrenza".

Gli impianti e il nodo delle autorizzazioni

Per realizzare un impianto, "i tempi di costruzione vanno dai 18 ai 24 mesi, tre anni nel caso di impianti molto complessi, ma se poi ce ne vogliono sette per autorizzarli...". E nel frattempo, "saremo sempre in crisi, dobbiamo sperare nel buon cuore delle altre Regioni o dell'estero". Quali impianti servono? "Tutti: discariche, almeno un altro termocombustore nel Lazio, e servono impianti per il trattamento della frazione umida", conclude Testa.