La contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nel '91, coi figli e il marito Pietro Mattei
La contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nel '91, coi figli e il marito Pietro Mattei

Roma, 8 ottobre 2021 - Manuel Winston Reyes, il maggiordomo filippino condannato a 16 anni per l'omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, tornerà libero lunedì prossimo. L'omicidio dell'Olgiata risale al 10 luglio del 1991 e per 16 anni è rimasto un giallo irrisolto: la 42enne contessa Filo Della Torre, nobildonna napoletana sposata con un costruttore romano, era stata trovata morta nella sua camera poco prima della cerimonia organizzata in occasione dei dieci anni di matrimonio che la donna avrebbe festeggiato con il marito. Dopo anni di indagini, i sospetti del marito sono ricaduti sul maggiordomo filippino che, solo a distanza di tempo, è stato arrestato ed è finito in carcere poi a processo. A provare il suo coinvolgimento diretto nel delitto è stata una macchia di sangue e un Rolex, tracce di dna per le quali il marito della contessa ha chiesto il Riesame. Winston Reyes è stato condannato in primo grado a 16 anni per averla strangolata, condanna poi confermata anche in Appello e in Cassazione. E ora, a distanza di 10 anni dalla condanna, uscirà dal carcere.

L’indignazione del figlio della contessa: “Se lo incontro gli faccio complimenti, ha preso in giro tutti”

“Roma è una città grande ma può essere anche molto piccola. Se mi dovesse capitare di incontrare Manuel Winston Reyes, l'assassino di mia madre, gli farei i complimenti per avere preso per i fondelli tutti. Per essere riuscito a vivere da uomo libero per oltre 20 anni, per essersi fatto una famiglia e avere dato il nome di mia madre a sua figlia”. È quanto afferma Manfredi Filo Della Torre commentando la scarcerazione, che diventerà esecutiva lunedì, dell'uomo colpevole dell'omicidio della madre, la contessa Alberica Filo Della Torre. “La scarcerazione è una cosa indegna - aggiunge -. È assurdo che una persona che si è macchiata di un reato così grave possa tornare libero dopo soli 10 anni e poi ci sono persone che per fattispecie meno drammatiche restano dietro le sbarre per molto più tempo. Va ripensato questo sistema. In questa vicenda, inoltre, si è arrivati ad una verità anche grazie a quanto fatto negli anni da mio padre che non si è mai arreso”. "La battaglia della vita di mio padre è defraudata in modo indecoroso" aggiunge Manfredi. Lui, che aveva 9 anni e mezzo quando la mamma venne uccisa, dice: "Più che rabbia provo rammarico, delusione, sconforto. Si assiste sempre al solito sistema dove alla fine nessuno paga o se paga lo fa in modo irrisorio. In Italia l'ingiustizia è democratica, la ricerca della giustizia invece richiede spalle larghe per poter affrontare i tribunali. Certo è che c'è molta gente che su casi di giustizia ha costruito fortune".

Il difensore del maggiordomo: “Capisco la sofferenza ma è giusto che esca”

"Manuel Winston Reyes dovrebbe uscire lunedì dal carcere ed è una cosa ampiamente prevista e risaputa. Dipende dal calcolo della pena, perché lui è stato condannato a 16 anni ma, beneficiando dell'indulto ha scontato 3 anni in meno. Inoltre esce dopo 10 anni e non dopo 13 per la liberazione anticipata. Calcoli alla mano è corretto", spiega l'avvocato Nicodemo Gentile, difensore di Winston Reyes, il maggiordomo filippino. "Capisco umanamente la sofferenza del figlio della vittima - aggiunge - ma ci siamo rimessi al giudizio della Corte. E' stato condannato a 16 anni ed e' giusto che esca".

Manuel Winston Reyes

Indagini a vuoto per 20 anni, poi la svolta

Fra tre giorni tornerà libero e chiuderà per sempre i conti con la giustizia italiana dopo aver scontato 16 anni di reclusione. Eppure Manuel Winston Reyes, il filippino che assassinò il 10 luglio del 1991 la contessa Alberica Filo della Torre, colpendola prima alla testa con uno zoccolo e poi strangolandola con un lenzuolo nella sua camera da letto nella villa all'Olgiata, per quasi 20 anni ha sperato davvero di farla franca, grazie agli errori in sequenza che magistrati e investigatori fecero all'epoca dei fatti imboccando sempre piste sbagliate. La sfortuna di Winston fu che nel 2011 il procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani decise di 'rivisitare' i vecchi delitti rimasti irrisolti sottoponendo i corpi di reato a nuove analisi di laboratorio: le moderne tecnologie avrebbero consentito di 'leggere' meglio quello che all'epoca sembrava indecifrabile. E così andò: grazie alla tenacia dell'allora pm Maria Francesca Loy e ai carabinieri del Reparto Operativo e del Ris, si scoprì che il dna di Winston era compatibile con quello prelevato su alcuni degli oggetti repertati a suo tempo e che si trovavano nella camera da letto dove avvenne il delitto. L'arresto è datato 29 marzo 2011. Per anni il costruttore Pietro Mattei, marito della vittima, si è battuto assieme ai figli perché la verità emergesse. E per anni i suoi appelli rimasero inascoltati. Delitto dell'Olgiata, addio all’uomo che inchiodò il killer

Processualmente la vicenda si chiude in breve tempo: i 16 anni di reclusione, inflitti in primo grado dal gup il 14 novembre del 2011, vengono confermati dalla corte d'Assise d'appello il 9 ottobre del 2012. Dichiarata prescritta la rapina, l'ex maggiordomo opta per il rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena) in relazione al reato di omicidio volontario. Il resto è alleggerito dalla concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, tenuto conto dell'incensuratezza dell'imputato e del fatto che quel delitto d'impeto è stato l'unico episodio grave nella sua vita. Per il gup, il filippino "era ben consapevole che uccidendo la donna avrebbe privato, non solo il marito di una donna amata, ma anche due bambini in tenera età dall'affetto della madre". Non ha "esitato a porre in essere una sì estemporanea, ma comunque brutale, violenza nei confronti di una donna indifesa che era stata generosa con lui anticipandogli delle somme di denaro. Una volta vistosi scoperto non si è limitato a tramortire la vittima con colpi di eccezionale brutalità, nonostante essi sarebbero stati sufficienti a garantirsi una via di fuga, lasciando in vita la contessa".