Tavoli all'aperto a Fiumicino (foto di repertorio)
Tavoli all'aperto a Fiumicino (foto di repertorio)

Roma, 6 maggio 2021 “Spegni il coprifuoco”. Si può riassumere con questo slogan, apparso in alcune t-shirt o striscioni visibili questa sera a Fiumicino, la simbolica protesta dei ristoratori del comune in provincia di Roma contro l’obbligo di rientro a casa entro le 22 e le modalità di ricezione dei clienti per le attività gastronomiche.

Una trentina di tavoli sono stati apparecchiati per 150 persone in piazza Grassi, rigorosamente per non più di quattro commensali insieme. La cena, a base di cartocci di pesce, penne all'arrabbiata, pizza, porchetta e vino, è stato offerta dai proprietari dei ristoranti sotto l'occhio di un nutrito dispositivo di polizia, vigili urbani e carabinieri.

Il flash mob

Musica ed esibizioni di danza di scuole locali hanno accompagnato la manifestazione promossa dell'associazione Lungomare della Salute, di Io Apro litorale romano ed A.c.i.f. In piazza non ci sono solo ristoratori di Fiumicino, ma anche di Aranova e Maccarese. E poi tutti i proprietari di stabilimenti balneari o esercenti, ma anche tanta gente comune che ha portato la propria solidarietà ad un comparto composto sul territorio da oltre 650 attività gastronomiche.

Uccidere l'imprenditoria significa uccidere l'Italia del domani”

Sia il cibo che gli spettacoli sono stati offerti gratuitamente e festosamente per "dimostrare che mantenendo intatte tutte le misure previste dai protocolli si può tornare a vivere" hanno detto i promotori.

Vogliamo solo accendere un faro su un settore che crea lavoro e paga fior di tasse. Uccidere l'imprenditoria significa uccidere l'Italia del domani – ha detto il presidente dell'associazione Lungomare della Salute di Fiumicino, Massimiliano Mazzuca -. Significa non più soldi per lo Stato e per i servizi che lo Stato offre, sanità in primis. Siamo qui a chiedere al Governo e alle istituzioni l'apertura di un tavolo di crisi per il comparto e di rivedere le norme su coprifuoco e quelle relative ai posti all'aperto”.

Nessun aiuto, fateci lavorare”

“A Fiumicino le imprese legate al mondo della ristorazione sono quasi mille. Non abbiamo ricevuto alcun aiuto, se non fondi che arrivano a coprire l'1 per cento delle perdite - sottolinea un imprenditore -. Cosa chiediamo? Di lavorare. Di poter operare con il 50 per cento di posti all'interno e il 50 per cento all'esterno, così da sopravvivere in caso di pioggia e maltempo. Di allungare l'orario del coprifuoco visto che Fiumicino lavora soprattutto con la clientela romana. E di dare un futuro se non a noi ai nostri dipendenti e ai nostri fornitori”.

Solidarietà anche da residenti e giovani

Veniamo a Fiumicino da oltre 20 anni - racconta una coppia romana sulla 60ina -. Appena abbiamo saputo della manifestazione abbiamo voluto testimoniare la nostra solidarietà a chi rallegra pranzi e cene da tantissimi anni. Il Governo non può uccidere una categoria così importante per l'economia italiana”.

Presenti anche molti giovani: “Siamo stanchi di questa vita - spiegano -. Chiediamo al Governo di allentare un pochino le restrizioni e darci l'opportunità di poter tornare a vivere, sempre rispettando le misure di contenimento del Covid”.