Virginia Raggi
Virginia Raggi

Roma, 19 maggio 2021 - Non è ancora tempo per parlare di alleanze con il Partito democratico. E anche se i punti di contatto ci sono, come ha dimostrato l’esperienza di governo del Conte bis, la discussione deve essere sul programma e non sulle strategie politiche. 

Non vuole gettare il cuore oltre l’ostacolo la sindaca di Roma Virginia Raggi, e ieri sera, intervistata da Giovanni Floris a "Di Martedì”, ha ribadito quanto il “suo” Movimento Cinque Stelle non sia interessato al tema delle alleanze elettorali perché “la pandemia ha fatto saltare una serie di schemi e di equilibri. I cittadini hanno un’opinione liquida e basata su programmi concreti” e queste “non sono azioni di destra o di sinistra”, ha ribadito il vecchio mantra grillino.

Il tema del ballottaggio

Che tuttavia nel caso di un eventuale ballottaggio la questione si ponga è inevitabile. Ma, anche in questo caso, non è il momento per ipotizzare un patto di sostegno reciproco al secondo turno tra lei e il Partito democratico: “Prima di tutto se ne parla al ballottaggio e soprattutto se ne parla in base ai programmi. Io il patto lo faccio con i cittadini. Il tema non è fare un'alleanza pre-elettorale il tema è come la rispetti dopo. Quando non ci sono alleanze solide, al primo mojito crollano”, è la posizione di Virginia Raggi.

Un accordo, lascia intendere la sindaca di Roma, tra Pd e M5S sarebbe comunque possibile, ma solo in condizioni specifiche: “Io le rispondo: per quale motivo Pd e M5S si devono alleare? Il tema non è allearsi contro qualcuno (riferimento a Salvini e Meloni ndr), ma allearsi per (qualcosa). Quali sono i punti in comune che il Pd e il M5s possono portare avanti? Nel governo Conte II ci sono stati dei punti di contatto”, conclude, e quindi la porta resta aperta.

L’appoggio di Giuseppe Conte

Anche perché a sbloccare la ricandidatura dell’attuale sindaca di Roma è stato il leader in pectore del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte. Che nell’alleanza con il Pd per un’area progressista crede, e la Raggi non può mettersi completamente di traverso, nonostante gli storicamente cattivi rapporti con il Pd, romano e nazionale, a partire dall’ex segretario e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.

La Raggi, tuttavia, ha ripetuto in più occasioni da dove viene l’endorsement alla sua candidatura, che a un certo punto sembrava essere messa in discussione. Tanto da spingere la sindaca di Roma a gettarsi nella mischia dei contrasti interni dei Cinque Stelle con Rousseau di Casaleggio, anche se la Raggi ha ribadito di non aver “mai fatto ricatti”: “Torna l'hashtag è tutta colpa della Raggi? Direi che il presidente Conte ha detto chiaramente che mi sostiene, sembra chiaro, no? Il Movimento 5 Stelle ha sempre espresso che sono la candidata su Roma”, ha proseguito Raggi.

“Sono cresciuta a pane e mazzate”

Sul tema più strettamente legato all’amministrazione della Capitale, Virginia Raggi ha rivendicato l’esperienza accumulata nel corso del primo mandato: “Vedo tutti i giorni i mei avversari che si lanciano con i 'diremo e faremo'. Questi cinque anni non sono stati tranquilli, sono cresciuta a pane e mazzate ma ci siamo fatti le spalle grosse. Ho cinque anni di esperienza di amministrazione" e "cinque anni come li ho avuti io valgono come quindici in un ministero”.

Tanto da ritenere indispensabile la sua rielezione: “Da cittadina dico che se non si andasse in continuità, Roma si fermerebbe e sarebbe una tragedia”.

Da “mafia capitale” ai bilanci Ama

Che siano stati cinque anni difficili bastano due nomi a ricordarlo: mafia capitale e Ama (la municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti). “Il punto più basso al Comune è stato raggiunto con Mafia Capitale - ha riconosciuto la sindaca - Oggi noi abbiamo ripreso le redini di un'amministrazione che era allo sbando. Siamo stati noi a far ripartire la macchina”.

Un esempio del dissesto è stata la gestione disastrosa dell’azienda per lo smaltimento dei rifiuti: “I bilanci dell'Ama che io ho approvato hanno mostrato 18 anni ruberie, significa 250 milioni di buco che è passato sotto il naso dei cosiddetti esperti che nella migliore delle ipotesi non hanno visto e nella peggiore hanno fatto finta di non vedere”.

Un’autodifesa a tutto tondo della sua amministrazione, insomma: la campagna elettorale per le comunali di Roma può entrare nel vivo.