I camion dell'esercito con le bare di Bergamo
I camion dell'esercito con le bare di Bergamo

Roma, 08 luglio 2021 - Class action di 500 familiari di vittime del Covid - 19: oggi a Roma la prima udienza davanti al Tribunale Civile.
I familiari, assistiti dai legali, chiedono danni non patrimoniali per circa 100 milioni di euro nei confronti di Presidenza del Consiglio, Ministero della Salute e Regione Lombardia. Oggetto del procedimento la gestione della pandemia e "l'assoluta inesistenza del piano che, secondo i ricorrenti, sarebbe dovuto essere redatto in base ad una decisione del parlamento europeo del 2013 rispettando quanto definito dalle linee guida dell'Oms e dell'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie)".  Il team di legali ha presentato un faldone di oltre duemila pagine
All'esterno del Tribunale, in viale Giulio Cesare, i familiari delle vittime hanno esposto uno striscione con l'hashtag #Sereni. 

Il dolore dei parenti delle vittime

Cassandra Locati, insegnante in una scuola primaria di Bergamo, ha perso il papà Vincenzo, 78 anni, nel marzo dello scorso anno, nel giro di cinque giorni. Paolo Casiraghi, di Osio Sotto, impiegato in una multinazionale, nel giro di un mese, tra marzo e aprile 2020, ha visto il Covid - 19  portarsi via i suoceri e poi suo padre Gabriele, di 81 anni. 
Le loro storie e quelle di altre 500 persone sono raccontate nell'atto di citazione all'esame del tribunale civile di Roma  cui si sono rivolti gli avvocati Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Piero Pasini, Giovanni Benedetto e Luca Berni.

La domanda: "Si poteva fare qualcosa?"

"Dalla magistratura ci aspettiamo risposte che la politica non ci ha mai dato - spiega Cassandra Locati, sorella dell'avvocato Consuelo -. Vogliamo capire perchè i nostri cari sono morti nel giro di pochi giorni e se si poteva fare qualcosa per salvarli. Siamo certi che, almeno nella fase iniziale della pandemia, i medici abbiano dovuto fare delle scelte, pensando a salvare le persone più giovani e sacrificando quelle più fragili. Sono stati messi nelle condizioni di fare queste scelte e immagino che anche per loro sia stata dura. Ma qualcuno ci deve dire perché tutto ciò è successo". 

Il Comitato 'Noi denunceremo'

"La procura di Bergamo sta sul pezzo, sta lavorando bene - prosegue Locati, anche lei tra i componenti del Comitato 'Noi denunceremo' - ma al tribunale civile di Roma chiediamo di rimuovere quel silenzio e quell'omertà che abbiamo riscontrato a livello politico. La Regione Lombardia, ad esempio, ha fatto di tutto per ostacolare i nostri legali, noi ci sentiamo abbandonati. Sappiamo che la strada da percorrere per avere giustizia è molto lunga e piena di difficoltà ma se siamo qui è perché lo dobbiamo ai nostri cari che abbiamo perso". 

Il funerale attraverso il cellulare

Dello stesso tenore anche Paolo Casiraghi: "Chi avrebbe dovuto tutelarci, sin dall'inizio, non l'ha mai fatto. Quando andavamo alla ricerca di mascherine, dispositivi di sicurezza e bombole di ossigeno, non facevamo altro che girare a vuoto. I nostri familiari sono stati portati via in lettiga e non sapevamo che non li avremmo piu' visti e che il loro funerale lo avremmo celebrato attraverso un cellulare".