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7 apr 2022

Stefano Cucchi, processo depistaggi: condannati 8 carabinieri. Ilaria: "Sono sotto choc"

Falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Sono i reati contestati, a vario titolo, agli 8 carabinieri condannati oggi dal Tribunale. La pena più alta, a 5 anni, per il generale Casarsa, che all'epoca dei fatti era al comando del Gruppo Roma

7 apr 2022

Roma, 7 aprile 2022 – È arrivata la condanna per gli otto carabinieri accusati di avere messo in atto depistaggi messi in atto dalla catena di comando dell'Arma dopo la morte di Stefano Cucchi, il geometra deceduto in ospedale nel 2009 dopo l’arresto per droga. Si è concluso così anche quest’ultimo capitolo della lunghissima vicenda giudiziaria, che già nei giorni scorsi aveva portato alla condanna in via definitiva di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, che dovranno scontare 12 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.

Oggi, il giudice del Tribunale di Roma ha emesso altri otto provvedimenti di condanna per reati, contestati a vario titolo e che vanno da falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. La pena più alta – condannato a 5 anni, ma il pm ne aveva chiesti 7 – è stata inflitta al generale Alessandro Casarsa che, all’epoca dei fatti, era al comando del Gruppo Carabinieri di Roma.

"Sono sotto choc. Non credevo sarebbe mai arrivato questo giorno. Anni e anni della nostra vita sono stati distrutti, ma oggi ci siamo. E le persone che ne sono stata la causa, i responsabili, sono stati condannati". È il primo commento a caldo di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano che, con dolorosa tenacia, è riuscita a vedere la parola fine ad una lunga e lacerante vicenda giudiziaria.

Carabinieri: "Condotte lontane dai valori dell'Arma"

Vicinanza ai familiari da parte del Comando generale dell'Arma, che ribadisce il “fermo e assoluto impegno” ad agire sempre “con rigore e trasparenza”, specie nei confronti dei propri appartenenti. “La sentenza odierna del processo che ha visto imputati otto militari per vicende connesse con la gestione di accertamenti nell'ambito del procedimento 'Cucchi-ter', riacuisce il profondo dolore dell'Arma per la perdita di una giovane vita”, fanno sapere dal quartier generale di Roma. “Ai familiari rinnoviamo, ancora una volta, tutta la nostra vicinanza. La sentenza, seppur di primo grado, accerta condotte lontane dai valori e dai principi dell'Arma”, sottolinea il Comando generale dei Carabinieri.

''Finalmente abbiamo messo un punto sulla macchina di fango che è arrivata addosso a Casamassima. Questo è stato l'ultimo tentativo di screditarlo'', dice Serena Gasperini, legale di parte civile di Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri teste chiave che con le sue dichiarazioni ha consentito la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, dopo la sentenza di condanna degli otto carabinieri nel processo sui depistaggi seguiti alla morte di Cucchi.

La lunga vicenda processuale: le tappe più importanti del caso Cucchi. 

Stefano Cucchi
Stefano Cucchi

La sentenza: le pene degli 8 carabinieri

Affermazione della penale responsabilità e condanna di tutti gli imputati. Questa la sentenza emessa dal giudice monocratico Roberto Nespeca nel processo sui depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, il 31enne romano, arrestato il 15 ottobre del 2009 e deceduto sette giorni dopo all'ospedale Sandro Pertini. La decisione è arrivata dopo otto ore di camera di consiglio. Il colonnello Lorenzo Sabatino condannato a 1 anno e 3 mesi al colonnello. Condannati Francesco Cavallo e Luciano Soligo a 4 anni, Massimiliano Colombo Labriola a 1 e 9 mesi, Luca De Cianni a 2 anni e 6 mesi. Francesco Di Sano condannato a 1 e 3 mesi, Tiziano Testarmata a 1 e 9 mesi, Lorenzo Sabatino a 1 e 3 mesi. Il verdetto è stato letto nell'aula bunker del carcere di Rebibbia.

Le prime reazioni: “Errore giudiziario”

Immediate le reazioni degli imputati, che in queste ore di silenzio parlano per bocca dei loro legali. "Le sentenze si rispettano e non si commentano. Casarsa ha affrontato il processo con serenità.
Aspettiamo le motivazioni prima di decidere cosa fare". Lo dice l'avvocato Carlo Longari, difensore di Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, condannato dal
giudice Roberto Nespeca a 5 anni di reclusione al termine del processo sui depistaggi legati al caso di Stefano Cucchi.

"Non ci aspettavamo questa decisione, riteniamo che questa sentenza sia un errore giudiziario", dice il difensore del colonnello Lorenzo Sabatino, l'avvocato Adolfo Scafati. Nei confronti dell'ufficiale dell'Arma è stata decisa una pena ad un anno e tre mesi di reclusione.

Sindacato: "Spero che tutti riescano a dimostrare la loro innocenza".

“Noi siamo garantisti fino all'ultimo, speriamo non ci sia più bisogno di insegnamenti a caro prezzo”. È caustica la reazione alle condanne di Massimiliano Zetti, il segretario generale del Nuovo sindacato dei Carabinieri (Nsc). "Ho seguito il processo e la mia idea me l'ero fatta – dice Zetti –, noi rispettiamo sempre le sentenze e anche in questo caso la rispettiamo. Mi colpisce il fatto che le pene più pesanti siano per coloro che rivestivano cariche di comando", ha continuato Zetti secondo il quale del resto "non era giusto che dovessero pagare solo le ultime ruote del carro".

"Noi siamo garantisti fino all'ultimo, la sentenza non è definitiva, sicuramente verrà appellata e ci saranno altre puntate giudiziarie – ha sottolineato Zetti –. Al momento mi sento di dire che non è piacevole ciò che abbiamo visto e letto".

Tra le tante indagini che hanno scandito questi anni, anche un’inchiesta sul ruolo degli agenti di polizia penitenziaria. "Mi aspettavo le condanne dopo che in un primo processo a carico di polizia penitenziaria e medici è emerso che non c'entravano nulla", ha proseguito. "Certo – osserva il segretario di Nsc – le posizioni sono diversificate, Di Sano e Labriola (due degli imputati ndr) erano gli ultimi della catena e hanno dovuto eseguire gli ordini e se ricevi un ordine che non costituisce reato è chiaro che devi eseguirlo. Io spero che tutti riescano a dimostrare la loro innocenza". Per l'Arma, ha concluso Zetti, "spero non ci sia più bisogno di altri insegnamenti da pagare a caro prezzo".

Una S con un cuore tatuata sulla mano

“Ho un tatuaggio che ricorda Stefano Cucchi, la sua storia mi è rimasta così tanto impressa che quando stavo in Questura pensavo a lui”. Lo ha detto Leonardo Di Francesco, il 23enne picchiato da un poliziotto a Foggia, ai microfoni della radio. “La storia di Cucchi mi ha rattristato, anche perché io soffro di crisi d'ansia e crisi epilettiche come lui. Volevo tatuarmi un simbolo: ho una S con un cuore tatuata sulla mano”.

 

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