Guardia di finanza
Guardia di finanza

Roma, 3 novembre 2021 – Sgominata una banda di usurai, cinque persone affiliate tra loro che avevano messo in piedi un business da 1,6 milioni di euro. Questa volta, a cadere nella rete della giustizia sono cinque persone, residenti tra Terni e la Capitale. Con minacce e intimidazioni, avrebbero applicato alle loro vittime, tra i quali imprenditori locali, interessi complessivi di oltre il 60% sul capitale prestato, superando ampiamente la soglia del 16% stabilita dal Tesoro come discrimine del tasso usuraio. Giovedì scorso, sempre a Roma, sono finiti in manette mamma e figlio che avevano escogitato un giro di usura basato sulla truffa finanziaria

È con questa accusa che cinque persone sono state arrestate nell'ambito di un'operazione antiusura condotta da polizia e guardia di finanza tra Terni e Roma. Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite nei confronti di una donna 65 anni e di due uomini di 49 e 31 anni, tutti residenti a Terni, mentre altri due dispositivi ai domiciliari hanno riguardato due fratelli di 55 e 56 anni residenti nella Capitale. Eseguito anche un decreto di sequestro preventivo per circa 600 mila euro di valore su beni mobili ed immobili, riconducibili ai cinque. 

L'indagine, condotta dalla questura e dal nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme gialle ha preso le mosse da un altro procedimento penale nell'ambito del quale, nel febbraio 2020, la polizia aveva già arrestato i due uomini di Terni, sia il 49enne che il 31enne. Nel prosieguo degli accertamenti, è emerso quello che viene ritenuto “un vorticoso flusso di denaro, pari a circa 1,6 milioni di euro.

Secondo gli investigatori, il meccanismo di usura imponeva, anche attraverso il ricorso a minacce ed intimidazioni, il pagamento settimanale e mensile di una quota di interessi fissa oscillante tra il 10 ed il 20% del capitale prestato, fino a quando le vittime non avessero restituito, in un'unica soluzione, anche l'intero ammontare del prestito, la cosiddetta “usura conto capitale”.

I pagamenti sono avvenuti attraverso versamenti in contanti, ricariche di carte prepagate, bonifici e versamenti di assegni bancari e le vittime hanno visto lievitare il prestito iniziale – così è emerso dall'indagine – di diverse decine di migliaia di euro, con l'applicazione di interessi usurari calcolati, come detto, in oltre il 60%. Napoli, camorra: vent’anni di estorsioni e tassi usurai, vittima un imprenditore