Roma, 28 ottobre 2021 – Un commerciante dell’Appia portato alla rovina da una banda di usurai, un prestito di 160mila euro è lievitato ad oltre un milione di euro. Tassi folli al 221% hanno dato il via a un incubo, scandito da minacce e pressioni. L’uomo è stato prima avvicinato da un falso broker, che lo ha convinto a “investire” 90mila euro, poi svaniti nel nulla. A quel punto lo stesso broker ha proposto un'ulteriore investimento, questa volta da 160 mila euro, per rientrare anche dei soldi iniziali. Ed è lì che è entrato in scena un complice, il 37enne romano C.D., che gli ha subito prestato i soldi, dando inizio al calvario.

La vittima, in totale, ha versato, tra l'inizio del 2019 e la fine del gennaio 2021, un milione e 4mila euro. I versamenti per lo più sono stati fatti su conti concorrenti bancari di banche londinesi e cipriote, in alcuni casi questi conti venivano creati ad hoc, ovvero aperti poco prima di ricevere il versamento e poi chiusi subito dopo aver ricevuto e trasferito i soldi. Alcune quote sono state consegnate con assegni e ricariche Postepay.

Si è conclusa con l’arresto di tre persone la vicenda denunciata da un commerciante romano, in manette sono finito il 37enne C.D., la madre 68enne e la fidanzata di 27 anni. Gli arresti sono scattati questa mattina, il 37enne è finito in carcere, mentre le due donne, dopo gli accertamenti di rito, sono state poste agli arresti domiciliari. La vicenda è emersa all'inizio del 2021: durante il normale controllo del territorio, i poliziotti di una pattuglia del commissariato Appio, chiamata per sedare una "banale" lite, hanno intuito che il nervosismo di un commerciante potesse avere ragioni più profonde di quelle palesate agli agenti. I primi tentativi di rompere il muro del silenzio, che la stessa vittima aveva alzato, sono stati vani, ma gli investigatori dopo giorno si sono conquistati la fiducia del commerciante che, dopo qualche mese, ha deciso di collaborare, svuotando il sacco. Estorsione, usura e minacce di morte a chi non pagava il debito: sei arresti ad Anzio

Il racconto della vittima di usura

In un dettagliato racconto, l'uomo ha così ricostruito la storia: alla fine del 2018 è stato avvicinato da un presunto broker che gli ha prospettato un investimento in borsa dal sicuro guadagno. La vittima ha così "investito" circa 90 mila euro, soldi che, nel giro di poco tempo, sono svaniti. A quel punto lo stesso broker ha proposto un'ulteriore investimento, questa volta da 160 mila euro, per rientrare anche dei soldi iniziali. Il commerciante, proprio in quei giorni, aveva conosciuto C.D., 37enne romano, che gli ha prestato i 160 mila euro dando così di fatto inizio al calvario. Il presunto broker, subito dopo aver incassato i soldi è sparito.

Le prime richieste di denaro sono arrivate con la tecnica della "lagnazione": gli usurai, con frequenza sempre maggiore, andavano al negozio del malcapitato lamentando di essere loro stessi in gravi difficoltà economiche. Poi il trio di usurai è passato alla minacce vere e proprie: “Ammazziamo te e il cane”, oppure "Ve mando a dormi alla stazione Tuscolana". Oltre
alle classiche promesse di ritorsioni fisiche, i tre hanno minacciato la vittima dicendogli che se non pagava sarebbero andati a "via Botero", la sede del commissariato Appio, a denunciarlo per molestie sessuali, mai avvenute. Nell'ultimissima fase, invece, è entrato in azione una quarta persona, sulla cui identità sono tuttora in corso accertamenti, che, aggravando ulteriormente le minacce, si è presentato come il reale finanziatore iniziale. Per cercare di estinguere il debito, il commerciante ha dato fondo alle sue risorse e a quelle dei familiari, ha chiuso il negozio, pensando anche di togliersi la vitaRoma, usura ed estorsioni al Laurentino: 4 ai domiciliari