Fiumicino (Roma), 16 agosto 2021 - É atterrato questo pomeriggio a Fiumicino l'aeroplano KC 767 dell'Aeronautica Militare con a bordo circa 70 persone tra personale diplomatico ed ex collaboratori afghani. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri. Il volo, partito nella giornata di ieri, rientra nel piano per riportare in patria il personale dell'ambasciata italiana e nell'operazione Aquila Omnia per portare in Italia gli ex collaboratori afghani con loro famiglie. Piano e operazione pianificati e diretti dal Comando Operativo di Vertice Interforze, comandato dal Generale di Corpo d'Armata Luciano Portolano, ed eseguito dal Joint Force Headquarter, elemento operativo del Covi con la collaborazione per la prima accoglienza e il supporto sanitario della Croce Rossa Italiana.

Un medico: "Ci sentiamo traditi"

«Ci sentiamo traditi. I nostri collaboratori hanno creduto in noi e ora sono abbandonati e rischiano a vita. Abbiamo lasciato collaboratori a Kabul e non sappiamo ora come aiutarli, come dobbiamo fare. Donne che non possono muoversi, che hanno collaborato con noi , che abbiamo formato, ostetriche, medici, che lavoravano con noi ed ora sono abbandonati. I nostri ospedali sono abbandonati, non hanno farmaci, e malati muoiono. Bambini che non hanno da mangiare. La situazione è gravissima. Io sono un medico rifugiato che ha collaborato a progetti sanitari a Kabul e nelle province. Abbiamo costruito progetti ed ora sono abbandonati. Avevo creduto molto nella transizione ed ora sono deluso». Lo ha detto un medico afghano che lavora con l'agenzia italiana per la Cooperazione e si trovava sull'aereo arrivato oggi 16 agosto 2021 a Fiumicino proveniente da Kabul.

Il cuore rimasto con chi non è riuscito a partire

«Una parte del mio cuore è rimasta in Afghanistan accanto ai nostri collaboratori. Sono rimaste persone che confidavano in noi e sperano di poter arrivare in Italia per evitare rischi e la situazione che li sta affliggendo. È stata una evoluzione rapida e siamo ancora travolti dall'emozione. Sono stati momenti molto concitati. Sono felicissimo di essere arrivato in Italia ma lascio il cuore per queste altre persone che speravano in noi». È la testimonianza a Fiumicino di Domenico Frontoni, un esperto in logistica dell'agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo. «All'aeroporto siamo stati sempre protetti dai carabinieri che ringrazio perché sono sempre in prima linea a difenderci, dei ragazzi eccezionali. Per il testo abbiamo vissuto anche lì dei momenti drammatici perché l'aereo era pronto ma c'erano ancora dei disordini e non avevamo il 'Go' per andare. Sono state fasi intense. Non so sinceramente quanti italiani ci siamo ancora in Afghanistan, è un dato che può avere solo l'ambasciata», ha aggiunto.

I Talebani cercano casa per casa chi ha collaborato

«Ho paura per chi ha lavorato con noi ed ora sta per morire. I Talebani li cercano casa per casa. Abbiamo lasciato migliaia di persone che rischiano la vita. La situazione è gravissima, la comunità internazionale li salvi».
Così, intervistato a Fiumicino, uno degli afghani arrivati oggi col volo da Kabul.