Roma, 14 giugno 2021 - Sono drammatiche le parole di Diamante Cenci, legale dei genitori dei fratellini uccisi ieri ad Ardea, alle porte di Roma. La mamma ha visto morire i propri figli nel sangue e una pattuglia dei carabinieri, che forse avrebbe potuto evitare la tragedia, era passata da quella strada solo cinque minuti prima. Ed emerge che l'assassino, Andrea Pignani, 34 anni, è uscito di casa e ha persorso il vialetto con una felpa, i guanti e uno zainetto e ha sparato alle prime persone che ha incontrato, i due bambini e dopo, all'anziano.

Il grido di rabbia del papà

Le reazioni

L’intervento della mamma

Diamante Cenci ha ricostruito i momenti immediatamente successivi alla sparatoria: "La madre è intervenuta pochi instanti dopo i colpi esplosi da Andrea Pignani. Ha trovato i figli in una pozza di sangue, ancora respiravano, e ha chiamato il marito”.

Cinque minuti prima degli spari da quella via era passata anche una pattuglia dei carabinieri di Marina di Ardea: “Era andata a controllare che il mio assistito Domenico Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari”, ha rivelato l’avvocato Cenci. 

Quella stessa pattuglia, secondo quanto riferito, una manciata di minuti più tardi, è intervenuta dopo l’allarme lanciato per il triplice omicidio: “Il controllo dei carabinieri è avvenuto quando i due piccoli si trovavano già al campetto con le biciclette. La madre era in casa e ha sentito i colpi, pensava che fossero dei petardi o degli spari di cacciatori. La donna ha poi capito cosa era avvenuto e ha cominciato a urlare. La pattuglia è tornata nel comprensorio perché allertata dalla centrale operativa”, ha chiarito la legale.

L’omicida non conosceva le vittime

Cenci è intervenuta anche sulla figura dell’omicida: "Vorrei precisare di non avere mai parlato di esecuzione. I genitori dei bambini non conoscevano l'omicida e non lo avevano mai visto prima e che non c'è stata alcuna lite come riferito da qualche fonte non attendibile. Le vicende giudiziarie legate a Domenico Fusinato non c'entra nulla con quanto accaduto".

Infine, sui presunti ritardi nei soccorsi: "Ci auguriamo che la Procura di Velletri faccia chiarezza su tutto, anche per quanto riguarda i soccorsi che secondo alcuni testimoni sarebbero arrivati dopo 40 minuti dalla sparatoria. Si chiarisca anche il ruolo della madre e della sorella di Pignani, perché l'uomo aveva la pistola del padre morto a novembre? Perché dopo avere minacciato la madre con un coltello, nel maggio scorso, è stato sottoposto ad un Tso e rilasciato dopo appena un giorno, mentre sembra che fosse stato disposto per quindici giorni".

Il 118: "Nessun ritardo, situazione fin da subito compromessa

 "La prima telefonata di soccorso al 112 è delle ore 10:57, immediatamente è stata trasferita ai Carabinieri perché erano segnalati spari, e al 118. Ares 118 si è immediatamente allertata inviando subito la prima ambulanza con medico a bordo, che è giunta sul posto esattamente dopo 11 minuti dalla telefonata. Successivamente, sono giunti anche gli altri mezzi di soccorso". Lo scrive in una nota Ares 118, in merito all'intervento di ieri al comprensorio Colle Romito ad Ardea.

"Nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione effettuati la situazione si è subito presentata compromessa, stante i danni irreversibili provocati dai colpi d'arma da fuoco - prosegue l'Ares 118 -. I nostri operatori hanno fatto di tutto ma purtroppo il quadro era irrecuperabile. L'Azienda ha reso disponibile per il proprio personale impegnato nelle procedure di soccorso il servizio di psicologi del lavoro di cui dispone per aiutarli a superare l'importante stress derivante da un evento così tragico". 

Il sindaco: "Mai firmato Tso per omicida"

"Non ho firmato alcun Tso per il soggetto in questione. In quattro anni ne ho disposto solo uno e non è nei confronti di questa persona. Ho saputo che è stato in cura ma senza il coinvolgimento di questa amministrazione". Lo spiega il sindaco di Ardea, Mario Savarese, commentando la notizia di un presunto Tso cui era stato sottoposto in passato Andrea Pignani. L'Asl Roma 6 ha rilasciato una nota in cui ha dichiarato, riferenndosi ad Andrea Pignani:  "Non è mai stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio presso le nostre strutture aziendali e non era in carico ai servizi territoriali di salute mentale".

Il killer fu sottoposto a consulenza psichiatrica

Tuttavia, dagli accertamenti dei Carabinieri è emerso che Andrea Pignani fu sottoposto a "consulenza psichiatrica" per uno "stato di agitazione psicomotoria" l'11 maggio scorso presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia, in Provincia di Roma e fu dimesso il mattino successivo. Sul referto di dimissione fu annotato: "Stato di agitazione - paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato. Si affida al padre". In base alle verifiche fatte dai Carabinieri non risulta che l'omicida fosse in cura per patologie di carattere psichiatrico né tantomeno che fosse in possesso di certificazione medica rilasciata da strutture sanitarie.

L'inchiesta

La Procura ha avviato un'inchiesta per omicidio. E uno dei punti da chiarire riguarda proprio il perché l'assassino avesse la disponibilità della pistola. A quanto ricostruito dagli investigatori, l'arma era regolarmente detenuta dal padre di Pignani, morto diversi mesi fa. L'uomo fino al 1986 era stato una guardia giurata poi aveva continuato a detenere regolarmente la pistola. La famiglia si è giustificata così: "Non la trovavamo".

I carabinieri: "Nessuna denuncia per minacce con la pistola"

"Al termine degli accertamenti effettuati ieri non risultano in passato denunce o esposti per precedenti minacce che l'uomo aveva posto in essere nei confronti di familiari o terze persone armato di pistola". Così il colonnello Michele Roberti, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma, in merito al triplice omicidio avvenuto ieri nel comprensorio di Ardea: "Allo stato - ha confermato Roberti - non ci risulta alcun rapporto tra il papà dei bambini e l'aggressore".

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Sindacato Vigilantes: "Mai usato sistema alert arma"

Un sistema di alert, previsto proprio nel caso di morte del detentore di un'arma da fuoco, avrebbe potuto evitare la tragedia, denuncia il segretario nazionale del Sindacato Autonomo Vigilanza Privata, Vincenzo del Vicario. La pistola, infatti, apparteneva al padre dell'assassino, guardia giurata deceduta un anno fa: "Quando muore un possessore di armi un sistema informatizzato a disposizione delle Autorità di Pubblica Sicurezza, collegato con l'anagrafe, dovrebbe dare in tempo reale la notizia di tale evento, in modo da consentite immediati provvedimenti. Un sistema che dovrebbe essere anche collegato al circuito sanitario - ha spiegato il sindacalista -. Non parliamo di fantascienza, si tratta di un sistema informatizzato che era stato realizzato dal ministero dell'interno e pagato milioni di euro con fondi pubblici. Era anche entrato regolarmente in funzione ma poi, per motivi misteriosi, non è stato mai utilizzato: si chiamava 'Space'. Ci vorrebbe una Commissione d'inchiesta al proposito. Ma la politica seria latita". 

Crepet: “Tragedia prevedibile. Dove è lo Stato?”

Sulla vicenda è intervenuto duramente anche lo pischiatra Paolo Crepet: “Trovo surreale che una persona con problemi psichici sia lasciato con una pistola in mano – ha detto -. Da quanto ho letto, era noto che avesse un'arma. Allora la mia domanda è: a cosa serve lo Stato? Chi è il responsabile? È un'offesa alla nostra intelligenza nazionale. Però ogni volta andiamo ai funerali”.

Per Crepet bisogna necessariamente cambiare registro: “La psichiatria nel Lazio è da sempre governata dalle case di cura private convenzionate che non fanno nulla. Prendi uno così, come l'uomo che ha sparato ad Ardea, lo tengono dentro una decina di giorni, lo riempiono di farmaci e poi lo rimandano a casa. Sentire notizie del genere è una tale amarezza per chi come me ha lavorato per dare servizi decenti alle persone”, ha concluso.

I fiori e un pallone per la promessa del calcio

Questa mattina sul luogo della tragedia mani pietose hanno lasciato fiori e messaggi. Come questo: "Quando un'anima innocente viene uccisa dalla mano di un adulto, siamo tutti colpevoli! Perdonateci piccoli, se potete. Che la terra vi sia lieve, rip. Daniel, David, Salvatore". Qualcuno ha lasciato anche un pallone di calcio, perché il maggiore dei fratellini era considerato una promessa: giocava nell'Ostiamare e presto, hanno rivelato i parenti, avrebbe firmato con la Lazio.

Una fiaccolata per le vittime

Il presidente del consorzio Colle Romito, Romano Catini ha rivelato che "questa sera ci sarà un'assemblea straordinaria e decideremo eventuali iniziative per ricordare le tre vittime. Probabilmente faremo una fiaccolata nel consorzio. C'è anche un'associazione che si è proposta di pagare i funerali". Oggi il consorzio ha le bandiere a mezz'asta in ricordo delle vittime.

Gli incarichi per le autopsie

Domani la Procura di Velletri affiderà l'incarico per effettuare le autopsie sulle vittime, che verranno svolte presso l'istituto di medica legale del policlinico di Tor Vergata.