ROMA
INSORGONO i produttori e distributori di sigarette elettroniche. La tassazione sulle sigarette elettroniche e le ricariche del 58,5%, «se confermata, è un’assurdità», protesta l’Anafe, l’Associazione nazionale fumo elettronico, che riunisce i produttori e i distributori di e-cig.
«L’idea di tassare non soltanto i liquidi contenenti nicotina, ma perfino le parti di ricambio, ci sembra fuori dalla realtà. Cosa farà ora il governo, inizierà a tassare anche le batterie dei computer e dei cellulari?», sottolinea indignata l’azienda produttrice di e-cig, Ovale. Il presidente dell’Anafe, Massimiliano Mancini, contesta la misura adottata dal governo e lamenta che, «nonostante le dichiarazioni, non è stata fatta nemmeno una consultazione, che sarebbe stata utile principalmente al governo, per comprendere un settore del cui funzionamento dimostra di non avere idea».

E SPIEGA che «Anafe ha realizzato uno studio su una tassazione di scopo proporzionale alla nicotina presente nelle ricariche, che verrebbe accompagnata da una regolamentazione complessiva ed equilibrata del settore, garantendo equità fiscale, risorse per lo Stato, sviluppo occupazionale e sicurezza per i consumatori». Con questa nuova tassazione, invece, ci sarebbero più rischi per la salute dei clienti che sarebbero indotti ad acquistare i prodotti su internet, più economici, ma, affermano, «di dubbia provenienza e sicuramente più a rischio». Inoltre, denunciano, «si andrebbe verso la chiusura di almeno il 60-70 per cento dei punti vendita entro 90 giorni, con una perdita di non meno di 3.000 posti di lavoro». Per questo, parlando a nome di un settore che «ha investito milioni di euro e aperto migliaia di negozi», Mancini si dice «pronto a una battaglia in Parlamento, perché una tassazione così elevata è un’assurdità».
r. r.