ROMA
MOLTE PAROLE pochi fatti. E tanti misteri non chiariti. Nelle comunicazioni al Parlamento né Monti né Di Paola, né Terzi hanno risposto ad almeno tre domande chiave per far luce su caso marò.
Chi autorizzò l’ingresso nelle acque territoriali indiane?
Secondo i dati ufficiali, la petroliera Enrica Lexie, a bordo della quale c’erano i marò, si trovava a 20,5 miglia nautiche dalla costa indiana quando ebbe l’incidente con i presunti pirati. Era quindi ben oltre le 12 miglia delle acque territoriali. Chi autorizzò la nave ad aderire alla (truffaldina) richiesta della Guardia Costiera indiana di entrare in porto a Kochi? Per quello che se ne sa, il comandante della nave, Umberto Vitelli, tra le 15 e le 15.30 chiese l’autorizzazione all’armatore, la società Fratelli D’Amato di Napoli, mentre al tempo stesso i marò informavano il loro comando, che a sua volta avvertì la Farnesina, che chiese spiegazioni all’armatore, che disse si trattava di «un normale controllo». Per quel che se ne sa il Centro operativo interforze della Marina, informato dai marò alle 15.30 che l’armatore aveva ordinato di accogliere la richiesta indiana, contattò la Fratelli D’Amato dando parare negativo. È andata così? Oppure è vero quanto sostiene la D’Amato che il comandante avvertì anche il Centro operativo interforze e l’Unità di Crisi della Farnesina senza avere nessun parere contrario?
Il giallo della Olympic Flair.
Secondo un rapporto della International maritime organization, confermato dal Commercial Crime Service della Camera di Commercio di Londra, alle 22.20 ora locale del 15 febbraio, poche ore dopo che i nostri marò aprissero il fuoco contro l’imbarcazione dei presunti pirati, un mercantile greco, la Olympic Flair — una nave che assomiglia per colore e stazza alla Enrica Lexie — denunciò un attacco di pirati mentre si trovava a 10 miglia dal porto di Kochi. Sono partiti da quella nave i colpi che hanno ucciso i due pescatori indiani? Tra l’altro la nave aveva spento il sistema di rilevamento Ais dalle 0.29 del 13 febbraio alle 5.36 del 20 febbraio, quindi non si sa esattamente dove si trovasse. Perché i nostri servizi segreti non hanno lavorato sul caso?
Dove sono le foto scattate dalla petroliera al peschereccio dei presunti pirati?
Perché non vengono mostrate le tre foto allegate al rapporto, nel quale compare un peschereccio che parrebbe diverso da quello sul quale sono morti i due pescatori?
Alessandro Farruggia