dall’inviato

Massimo Degli Esposti
CERNOBBIO (Como)
LA BATOSTA di Fitch arriva come una tempesta perfetta qui a Cernobbio dove banchieri, economisti e imprenditori di mezzo mondo, al workshop primaverile di Ambrosetti, si erano misurati per tutta la giornata sul tema del cauto ottimismo. Ora tutti devono rifare precipitosamente i conti. E i banchieri prepararsi all’onda d’urto dei mercati, dopodomani. Giovanni Bossi, ad di Banca Ifis, ragiona così: certo, il declassamento per «motivi politici» è incomprensibile. I big della finanza internazionale, qui a Cernobbio, recitano più o meno tutti lo stesso copione: ci sono le condizioni perchè l’Italia si dia un governo stabile che prosegua sulla strada del rigore; Grillo non preoccupa, finchè resta espressione democratica di un disagio e può perfino «essere uno stimolo al cambiamento e alle riforme», come si augura Paolo Andrea Colombo, presidente Enel.

MA L’ATMOSFERA è percorsa da inquietudini. L’economia globale resta debole, le fiamme della crisi debitoria covano sotto la cenere dell’immensa liquidità dispensata dalle banche centrali, non si vede all’orizzone uno sbocco per lo stallo politico italiano, nessuno sa spiegare la bonaccia quasi irreale dei mercati. Andrea Ragaini, direttore centrale di Carige, ricorda la battuta del governatore di Bankitalia Ignazio Visco: «I mercati ci danno due settimane di tempo, e una è già passata». Il tradizionale cerimoniere dei forum di Cernobbio, l’economista americano Nouriel Roubini (nella foto Imagoeconomica) traguarda più o meno fino all’autunno, data entro cui l’Italia è destinata a tornare alle urne, e profetizza con un po’ meno benevolenza: «Se vincerà Grillo, lo spread esploderà fino a livelli non sostenibili per le finanze della Repubblica». La soluzione? «La Bce allenti la stretta perchè la gente non ce la fa più. Dopo tanto bastone, ci vuole la carota».
La buona notizia è questa: l’Italia, che pareva sull’orlo del baratro fino a due mesi fa, ora non avrebbe più problemi di bilancio. «Dal punto di vista macroeconomiuco il vostro bilancio ha un surplus primario e va bene. Non penso che la recessione sia dovuta all’austerità», dice per esempio Richard Koo, capo-economista Nomura.

È UN PO’ il concetto del «pilota automatico» espresso da Mario Draghi l’altroieri. «Ma se arriva una curva, il pilota automatico non basta. Ci vuole un pilota vero», pensa Giovanni Bossi. Il pilota arriverà. Ne è certo Giampaolo Galli, ex direttore di Confindustria e ora deputato Pd: «Sarà Bersani con l’appoggio di Grillo». Gianluca Garbi, ad di Banca Sistema, ha in testa un percorso diverso, ma chiarissimo: governo tecnico della Cancellieri, programma di riforme istituzionali, Grillo a sorvegliare come zcollegio sindacale» in Parlamento, nessun provvedimento economico, tanto in autunno arriverà la ripresa dall’America e le tensioni si affievoliranno. «I mercati hanno capito tutto: festeggiano un risultato che impedisce ai partiti di scassare i conti con i loro programmi elettorali spendi e spandi». Ma a Grillo basterà il ruolo di garante?