Olivia Posani
ROMA
BERLUSCONI «è volatile sulle vicende umane e politiche negli ultimi tempi». Bersani «dovrebbe essere coraggioso nel tagliare le ali estreme e silenziare la parte consevatrice del partito» perché «coloro che in questo anno di governo hanno impedito di andare più avanti sul fronte delle riforme sono stati Cgil e Fiom e, da un punto di vista politico, Vendola e Fassina». Senza parlare di molte posizioni del Pdl, «che hanno impedito riforme per iniettare più concorrenza: Brunetta con l’autorevolezza del professore e una certa statura accademica sta portando il Pdl su posizioni estreme e settarie». Mario Monti alza i toni. In ventiquattr’ore, nel passaggio da Radio anch’io a Unomattina, ha dismesso ancora di più le vesti del professore. Mena fendenti non solo contro il Pdl (che lo ha «sfiduciato», come si è più volte lamentato), prende di petto anche il Pd, che lo ha sostenuto fino all’ultimo e che dopo il voto potrebbe diventare suo alleato.

CHE IL MONTI politico abbia al momento soppiantato il Monti accademico lo si capisce anche dalla rapidità dei passaggi sull’economia e da una esternazione esplicita. Per la prima volta il premier dice chiaramente di voler tornare a Palazzo Chigi: «Vorrei che ci fosse qualcosa di simile a un Monti due per far vedere che nel mio volto non c’è la cattiveria del tassatore. Ho fatto delle cose per il bene degli italiani». La discesa dello spread, ad esempio, che «durerà» e che è diminuito «per effetto dell’accordo sul fiscal cliff americano ma anche per il rientro di fiducia sull’Italia». E a Fassina, che lo accusa di aver messo insieme una lista che assomiglia al Rotary, replica: «In Europa sono un po’ ricordato per azioni contro i potenti, come Microsoft e General Electric, tutte lobby potentissime». La vera sfida, torna a ripetere, «è tra chi vuole conservare strutture esistenti e chi vuole innovare a beneficio dei lavoratori e dei disoccupati. Sarebbe molto importante acquisire riformisti di destra e di sinistra». E se dopo il voto, gli chiede l’intervistatore paventando un risultato ballerino al Senato, Bersani vince ma non convince e Casini propone un Monti bis? «Spero che Bersani convinca ma non vinca», replica Monti, che si assegna così un ruomo fondamentale per il post elezioni. Al segretario del Pd l’ex rettore non fa mancare attestati di stima («ne ho ottima considerazione»), ma lo pressa: «Se non taglia le estreme avrà dei problemi».

IN ATTESA di capire quale Monti si presenterà oggi alla trasmissione Otto e mezzo su La7, ieri il Professore ha incontrato per quasi quattro ore circa 110 di persone, rigorosamente collegate alla società civile, che si riconoscono in Italia Futura e nei cattolici di Riccardi. Un seminario sul programma contenuto nell’Agenda Monti in cui il premier è tornato a ribadire che i conservatori sono seduti in tutto l’arco del Parlamento.