di Bruno Ruggiero

ROMA, 20 settembre 2012 - È ENTRATOpoco dopo le tre del pomeriggio nella caserma della Guardia di Finanza su via Collatina . E per sette ore l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, «er Batman» per i suoi tifosi (30mila preferenze alle elezioni del 2010), «er federale de Anagni» secondo la sua personale autostima, ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Alberto Caperna e del pm Alberto Pioletti, titolari dell’inchiesta che lo vede indagato per peculato (circa un milione di euro) a spese dei fondi di dotazione del suo partito.
«Nessuna irregolarità — ha raccontato ai pm — ma una gestione lecita dei fondi a me assegnati. Io non ho rubato nulla, ma se ho sbagliato pagherò. Quei soldi mi spettavano di diritto in quanto capogruppo del partito. Ma ho sempre fatturato tutto». Tra queste operazioni lecite, ha aggiunto l’esponente del Pdl, anche i bonifici effettuati presso conti bancari aperti all’estero.
Fiorito, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, ha quindi accusato i suoi colleghi di partito parlando di gestione dei fondi regionali illeciti. Una sorta di «modus operandi» all’interno del partito al quale facevano riferimento molti consiglieri regionali del Pdl. In particolare, Fiorito ha fatto riferimento all’utilizzazione di fatture e ricevute da parte dei suoi colleghi che non venivano sottoposte a controlli.
L’avvocato Taormina ha dichiarato di aver depositato buona parte della contabilità del Pdl alla Regione Lazio. «Abbiamo prodotto almeno due casse di documenti ed ora è giusto che gli investigatori facciano i loro riscontri».
«Sono tranquillissimo», aveva detto Fiorito ai cronisti che erano riusciti in extremis a sapere dove si sarebbe svolta «l’audizione» sollecitata lunedì scorso con un’istanza alla procura dall’avvocato Taormina. E in un’intervista ‘er Batman’ aveva anticipato le sue contromosse: «Ho le carte. Spero che i magistrati me le chiedano. Sono stato io a far partire l’inchiesta, segnalando le prime anomalie. Le ostriche coi fondi pubblici chi le ha divorate? Lo champagne chi lo ha stappato? Ora mi devo difendere». E giù i primi nomi degli ex colleghi nel Consiglio regionale, effetto-tsunami del fango che l’ha travolto. Il Nucleo speciale di Polizia valutaria delle Fiamme Gialle collabora con la procura in particolare sulle tracce dei 109 bonifici bancari (per un importo di oltre 800mila euro) che, secondo l’ipotesi d’accusa, l’ex capogruppo all’assemblea della Pisana avrebbe smistato su conti correnti personali aperti in Spagna (5) e in Italia (7), in diversi istituti di credito. E per quanto riguarda il versante estero delle indagini patrimoniali su Fiorito, la procura della Capitale è pronta ad attivare le rogatorie giudiziarie internazionali.

TRA GLI INTESTATARI di quei bonifici figurerebbero anche alcuni dei numerosi consulenti esterni della Regione Lazio. I magistrati ieri hanno chiesto conto a Fiorito anche del suo patrimonio immobiliare: una villa sul litorale del Circeo, appartamenti a Roma e Anagni, oltre a terreni, sempre in Ciociaria, la cui proprietà è riconducibile al consigliere regionale per ora «autosospeso». Ma la lunga giornata è stata scandita anche dalle voci, smentite quando rischiavano di innescare il solito toto-nomi, di imminenti misure che potrebbero coinvolgere altri esponenti politici della Regione. Si parlava anche di due o tre assessori, in relazione a indagini aperte da altre procure del Lazio sull’utilizzo di fondi, ora al vaglio degli inquirenti romani, per dare visibilità a notizie sulle «prime anomalie» che Fiorito rivendica di aver segnalato, nel periodo del passaggio delle consegne al vertice del gruppo regionale Pdl fra l’attuale indagato e il suo successore Francesco Battistoni, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.