Manuela Marziani
BEREGUARDO (Pavia)
«GUARIGIONE inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze mediche». Il Comitato medico internazionale di Lourdes, guidato dallo psichiatra Alessandro De Sanctis, ha ufficialmente ammesso di non saper dare una spiegazione a quanto accaduto 23 anni fa a Danila Castelli, 66 anni di Bereguardo. La parola «miracolo» non viene usata, eppure la donna avrebbe ricevuto uno dei miracoli riconosciuti dal Bureau Medical. Una guarigione arrivata quando la donna, moglie di un ginecologo e madre di quattro figli, era allo stremo delle forze. Da otto anni, quando ne aveva 34, combatteva contro una malattia difficile da diagnosticare, che non prevede cure.
«Avevo dei tumori secernenti — racconta Danila Castelli — che mi provocavano intense crisi ipertensive e respiratorie. Ho dovuto girare diversi centri italiani e stranieri per la diagnosi». Poi sono arrivati gli interventi chirurgici per bloccarli. Otto in tutto e uno più devastante dell’altro. «Ho vissuto anni d’inferno — aggiunge —, dentro e fuori dagli ospedali. E ogni volta che entravo non sapevo se avrei mai più visto i miei figli che allora avevano dai 14 ai 6 anni e non potevano venirmi a trovare in ospedale». I ragazzi non sapevano esattamente che cosa avesse la mamma che cercava di comportarsi come sempre, ma intervento dopo intervento la donna non era più in grado di sopportare quel martirio.

«MI SOSTENEVA la fede — continua — cresciuta anche nei miei numerosi viaggi a Lourdes. E in occasione dell’ultimo pellegrinaggio avevo chiesto alla Madonna di poter condividere quell’esperienza con mio marito, che avevo conosciuto da ragazzina e con il quale avevo sempre condiviso tutto». Ma il marito, che è un ginecologo cattolico, non aveva mai voluto accompagnarla fino al 3 maggio 1989, quando ha deciso di partire per Lourdes. Allora per Danila c’erano ben poche speranze. I medici di Pavia l’avevano data per spacciata, consigliando al collega di farla ricoverare in Rianimazione per garantirle la morte meno dolorosa. «Siamo partiti subito in auto — prosegue la donna —. Ero decisa a chiedere alla Madonna di farmi morire, eppure lungo la strada facevamo solo programmi di vita. Arrivati a Lourdes, dopo il bagno mio marito mi ha chiesto se si era concluso tutto e io ho risposto che era finito l’inferno. Ho capito lì che ero guarita e che avevo il dovere di testimoniare quanto accaduto, anche se miracoli a Lourdes avvengono continuamente. Fosse anche la serenità garantita ai malati». Assistita dalla figlia, Valeria Sadigh Ershadi, la donna ha cominciato la trafila per il riconoscimento della guarigione.

UN PERCORSO durato oltre 20 anni, in cui oltre cento medici di diverse nazionalità e specialità hanno esaminato tutto il fascicolo di Danila Castelli fino ad arrivare a riconoscere che «la guarigione è avvenuta in circostanze che la medicina non può chiarire». Intanto la sua vita è andata avanti come «una bella storia d’amore con il Signore anche se il mio cammino non è stato facile, ma l’ho sempre vissuto nella gioia».