ROMA
«BATTAGLIA soda» sulle intercettazioni, come il titolo di un’opera dello scrittore Luciano Bianciardi. Tra questioni concrete e delicatissime che riguardano la libertà d’informazione e l’esigenza, a detta di parte del mondo politico, di tutelare la privacy. La norma più clamorosa riguarda la possibilità di sanzionare con la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni non solo chi pubblica le intercettazioni espunte o destinate alla distruzione, ma anche chi pubblica quelle ritenute, dal giudice, irrilevanti per il procedimento. E’ un primo via libera a un emendamento al ddl intercettazioni che ha l’ok dal comitato dei nove della commissione Giustizia della Camera.

MA LA GIORNATA vede altri momenti di particolare tensione. L’attenzione è ancora sul Parlamento. Bocciate le pregiudiziali di costituzionalità dall’Aula di Montecitorio (presentate da Pd e dipietristi) con 307 no (Pdl e Lega), 230 voti a favore e 63 astenuti (Terzo Polo). E, soprattutto, si dimette il relatore del ddl, la finiana Giulia Bongiorno, quando, sempre il comitato dei nove, dà parere favorevole a maggioranza all’emendamento del Pdl che vieta la pubblicazione delle intercettazioni fino alla cosiddetta udienza filtro (che stabilisce quali conversazioni sono rilevanti e quali no). Le dimissioni cambiano l’atteggiamento del Terzo Polo che aveva cercato il dialogo col Governo. Il capogruppo Pdl in commissione giustizia Enrico Costa viene nominato al posto della Bongiorno.
Impressionante la reazione, all’indomani dell’autocensura di Wikipedia contro il ddl, dei blogger italiani e sui social network. La protesta corre sul web. Tutto questo movimento, assieme a un’azione parlamentare trasversale, produce comunque un primo risultato con il «sì» all’obbligo di rettifica solo per i siti internet registrati. In sostanza passa, con parere favorevole anche del Governo, la proposta di non estendere l’obbligo di rettifica ai blog amatoriali (che viene previsto entro 48 ore solo per i siti registrati).

A INFUOCARE ancor più gli animi ci aveva pensato Maurizio Paniz (Pdl): «Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione penale, il carcere magari è un percorso più lungo. Che ne so, ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi». Proteste furibonde e una bocciatura del Guardasigilli Francesco Nitto Palma: «Penso non sia una proposta interessante». Il ministro della Giustizia è poi critico anche con la Bongiorno: «Le dimissioni non le comprendo».
E poi c’è la piazza ‘vera’. Al Pantheon a Roma va in scena la protesta contro la «legge bavaglio». Una prima forma di mobilitazione. Ne seguiranno altre a breve tempo. Altra protesta sotto Montecitorio: quattro foto con in primo piano i volti, alcuni insanguinati, dei cadaveri di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Michele Ferrulli e Giuseppe Uva e i loro cari. Con gli occhi pieni di lacrime. «Se fosse stata in vigore questa legge — dicono — nessuno dei nostri casi giudiziari sarebbe diventato tale».
Francesco Ghidetti