ARRIVA la svolta dei vescovi italiani dopo il caso di don Riccardo Seppia, il prete di Genova che ha rivelato di essere sieropositivo dopo essere stato arrestato per pedofilia nel quadro di un’inchiesta sul traffico di stupefacenti. La Conferenza episcopale italiana, che si riunisce da domani a giovedì a Roma per l’assemblea generale di primavera, si appresta a discutere un pacchetto di misure per stroncare il fenomeno degli abusi sessuali del clero sui minori. Genova, del resto, non è una diocesi qualunque. L’arcivescovo, cardinale Angelo Bagnasco, è presidente della Cei. Prima di lui ci sono stati il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, e, se si va agli anni dell’ordinazione di Seppia, il cardinale Giuseppe Siri. «La bruttissima storia di don Seppia ha segnato il cardinale», commentano nella Curia genovese. «Non se l’aspettava minimamente. La sua reazione immediata è stata molto apprezzata dai fedeli».

FORTE di questa esperienza, già nella prolusione di apertura del ‘parlamento’ dei vescovi, domani, Bagnasco potrebbe tratteggiare un intervento strutturato sul problema. Lo stesso Bagnasco, nei mesi scorsi, non aveva escluso la necessità di nuove misure. La bomba del caso Seppia lo avrebbe convinto del fatto che è giunto il momento di fare quello che già altre conferenze episcopali mondiali hanno fatto, e che il Vaticano caldeggia da tempo. La decisione di prendere il caso Seppia di petto — Bagnasco ha immediatamente sospeso dalle funzioni il sacerdote accusato di pedofilia pedofilo e si è subito recato nella sua parrocchia per dire ai fedeli tutta la propria vergogna — dovrebbe così fare da apristrada a un nuovo corso di trasparenza.

NEGLI UFFICI della Cei si studiano varie ipotesi. I precedenti non mancano. Il vescovo di Bolzano Karl Golser è stato il primo — non senza qualche perplessità dei suoi confratelli — a invitare pubblicamente i fedeli a denunciare ogni sospetto. La Conferenza episcopale tedesca, nei mesi scorsi, ha adottato una serie di misure anti-pedofilia che vanno dalla nomina di un vescovo responsabile a livello nazionale alla creazione di un numero verde per le denunce. Sul tavolo di Bagnasco ci sarebbe, tra l’altro, l’idea di una banca dati nazionale delle denunce, gestita dalla Cei in stretto coordinamento con le singole diocesi e la congregazione vaticana per la Dottrina della fede. L’obiettivo è monitorare tutti i casi sospetti, supportare i vescovi con consigli giuridici e pastorali, ed evitare che una comunità venga sconvolta da altri casi come quello di don Seppia. Bagnasco docet.