Il Cairo, 1 febbraio 2011 - MUBARAK caccia il ministro dell’Interno Habib El Adli, come richiesto dalla piazza, addossandogli implicitamente i massacri dei due giorni di fuoco della rivolta egiziana, ma non basta. "Le rivendicazioni del popolo egiziano sono legittime", dirà in serata, con un comunicato ufficiale, l’esercito egiziano che, aggiunge, "non ricorrerà all’uso della forza" contro manifestanti. E’ l’atto finale. In una fase in cui la politica delle opposizioni, solo apparentemente unite dalla necessità di tenere mobilitata la piazza, ha ancora un ruolo incerto, l’esercito egiziano si conferma la diga contro il caos: la prudenza usata nei giorni scorsi dalle Forze armate con i manifestanti mostra che i militari sono già oltre Mubarak e vogliono evitare di tagliare i rapporti con il movimento popolare. Anche perché ogni bagno di sangue farebbe il gioco dell’estremismo islamico. La presa di posizione di ieri sera sembra una risposta alle richieste spazientite di ElBaradei, leader dell’opposizione riformista: "L’esercito — avevano detto ieri mattina i suoi portavoce — ci deve dire da che parte sta". In serata il vicepresidente Omar Soleiman, l’ex capo dei servizi segreti e uomo forte del regime collocato da venerdì come ‘commissario’ a fianco di Mubarak, annuncia alla tv: "Apriamo il dialogo a tutte le forze politiche". Può essere la svolta verso le elezioni. Non basta: Soleiman promette di dare applicazione a tutte le sentenze della Corte di Cassazione, il che può avere riflessi sui risultati delle elezioni di dicembre, che hanno escluso dal parlamento la presenza di tutte le forze d’opposizione.

MUBARAK ieri mattina aveva fatto giurare il suo nuovo governo: un esecutivo con molte conferme, a partire dai titolari della Difesa, degli Esteri, della Giustizia, dell’Informazione. Tredici i ministri confermati. Il rinnovamento profondo chiesto dall’opposizione e dalla folla pare impossibile insomma al vecchio presidente, e la gente del Cairo, che continua a presidiare piazza Tahrir, al centro della capitale, vuole andare fino in fondo. Oggi sarà sciopero generale. L’opposizione punta a portare in piazza un milione di persone al Cairo e un milione ad Alessandria. Quanto può resistere Mubarak? "Non fuggirà come il tunisino Ben Ali — dice un osservatore — rimetterà il mandato seguendo le procedure della legge egiziana". Il raìs sa che non rischia la vita:dalla notte cruciale di venerdì, si è messo nella mani dell’esercito.
Ieri il presidente ha giocato le ultime carte per restare in sella. Ha fatto pubblicamente appello ai nuovi ministri perché "continuino con trasparenti, seri e concreti nuovi passi per maggiori riforme politiche, costituzionali e legislative". Ha chiesto al primo ministro, Shafiq, di dialogare con l’opposizione. Ma i Fratelli Musulmani respingono qualunque dialogo. "Vogliamo solo dialogare con l’esercito — dice uno dei leader del movimento, Mahmud Gazali — l’unico di cui si fida il popolo, per arrivare al un accordo sulla transizione al potere in modo pacifico".

I FRATELLI Musulmani avevano raggiunto un’intesa con le opposizioni di stampo riformista, entrando nella ‘Coalizione nazionale per il cambiamento democratico’ che ha incaricato ElBaradei di negoziare col governo di Mubarak. "I Fratelli sono un gruppo islamico conservatore, ma non hanno niente a che vedere con l’estremismo", aveva perciò detto ElBaradei alla Cnn, per rassicurare gli occidentali. Ma ora i Fratelli Musulmani hanno ripreso a parlare per conto proprio. Il futuro egiziano resta sospeso.