— ROMA —
«NONOSTANTE la crisi, permane una distanza, pari a circa 110mila unità, tra il numero di diplomati tecnici richiesti dalle imprese ed il numero che la scuola è in grado di fornire». Lo ha detto il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi (nella foto LaPresse), nel corso del convegno ‘Formare le competenze: il ruolo attivo dell’impresa’. «C’è in più — ha aggiunto — un’importante distanza tra le caratteristiche della domanda espressa dalle imprese e il profilo formativo di coloro che sono alla ricerca di un primo impiego». Questa, ha evidenziando il presidente di Federmeccanica, è «non solo un’emergenza italiana, ma anche europea», e l’unica strada per invertire questa tendenza è «la cooperazione con l’impresa».
«Alla politica e al Governo in particolare chiediamo di occuparsi dei problemi congiunturali e strutturali che affliggono il Paese — ha sottolineato Ceccardi — e di rimettere al centro delle politiche dello sviluppo la formazione tecnica e scientifica, ma per far questo c’è anche bisogno di riconquistare una diversa considerazione sociale del lavoro industriale».
Federmeccanica, ha spiegato il numero uno di Federmeccanica, guarda con favore all’avvio del tavolo tripartito che deve proporre una modifica normativa dell’apprendistato, ma molto resta ancora da fare.

«QUANDO andiamo poi a confrontarci sul piano degli investimenti in formazione, dobbiamo rilevare che spendiamo ancora troppo poco rispetto ad altri Paesi», ha aggiunto precisando che in Francia, ad esempio, oltre il 74% delle imprese spende in formazione, mentre in Italia appena il 32%.
Dal canto suo, il Governo intende lanciare una campagna per promuovere il lavoro manuale. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, evidenziando che «c’è un evidente disallineamento di competenze tra quelle richieste dal mercato del lavoro e quelle disponibili». L’intenzione è di «lanciare una campagna per il lavoro manuale», ha detto Sacconi intervenendo al convegno di Federmeccanica.

«IL GOVERNO aveva intenzione di promuovere la cultura del lavoro sia manuale, sia di carattere tecnico-scientifico, che sono carenti nel nostro Paese nelle giovani generazioni». E’ infatti necessario, ha sottolineato, «adeguare le competenze delle persone, soprattutto dei giovani, e fare in modo che scoprano che hanno l’intelligenza tra le mani. Ai giovani — ha concluso Sacconi — conviene mettersi in gioco, apprendendo un lavoro anche lontano dalle loro aspirazioni, ma pur sempre dignitoso perché lavoro».