Nicola Zingaretti segretario nazionale del PD
Nicola Zingaretti segretario nazionale del PD
Roma, 25 febbraio 2021 - Al prossimo congresso Pd – e, quindi, alle prossime primarie che eleggono il segretario si profila una sfida a due, i cui prodromi si capiranno già dalla prossima assemblea nazionale del 13 e 14 marzo. Una sfida a due o... a tre. La sfida a due vedrebbe il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini sfidare l’attuale segretario Zingaretti, da solo o in ticket con una donna in forte ascesa nel partito: la segretaria dem della Toscana e vicepresidente del Pse al Parlamento europeo, Simona Bonafè. Bonaccini è ormai entrato in piena rotta di collisione con il Nazareno, è una personalità forte che guida il fronte dei governatori nella Conferenza Stato-Regioni. Ma ‘Zinga’ potrebbe fare un clamoroso passo indietro perché scottato...

Roma, 25 febbraio 2021 - Al prossimo congresso Pd – e, quindi, alle prossime primarie che eleggono il segretario si profila una sfida a due, i cui prodromi si capiranno già dalla prossima assemblea nazionale del 13 e 14 marzo. Una sfida a due o... a tre. La sfida a due vedrebbe il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini sfidare l’attuale segretario Zingaretti, da solo o in ticket con una donna in forte ascesa nel partito: la segretaria dem della Toscana e vicepresidente del Pse al Parlamento europeo, Simona Bonafè. Bonaccini è ormai entrato in piena rotta di collisione con il Nazareno, è una personalità forte che guida il fronte dei governatori nella Conferenza Stato-Regioni. Ma ‘Zinga’ potrebbe fare un clamoroso passo indietro perché scottato anche da una ‘cattiva gestione’ della partita sui sottosegretari che ieri gli imputavano in molti. E magari potrebbe candidarsi a sindaco di Roma.

In quel caso, Zingaretti lascerebbe il campo aperto al suo vicesegretario, e attuale ministro del governo Draghi, Andrea Orlando, leader della sinistra interna del Pd.

L’altra possibilità è che si possa vedere, come è già successo quasi sempre in passato, una sfida a tre. Un candidato dell’asse che regge l’attuale segreteria (Zingaretti-Orlando-Bettini, quest’ultimo ’ideologo’ di entrambi), asse che crede nell’alleanza ‘strategica’ con M5s e LeU e che individua nella figura di Giuseppe Conte il leader del ‘campo dei progressisti’, contro due sfidanti. Uno espresso dalla minoranza nel partito di Base Riformista, l’area del ministro Lorenzo Guerini e di Luca Lotti, e il nome potrebbe essere quelli del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. La terza sfidante, che fa parte della corrente dei Giovani turchi, potrebbe essere la giovane deputata Giuditta Pini.

La ‘variante’, in questo caso, resta proprio la Bonafè che, scottata dal ‘caso Toscana’, esploso in questi giorni nel Pd, ha diverse scelte davanti a sé: accettare il ‘corteggiamento’ di Base riformista, che spinge per averla come candidata o, comunque, in ticket con Bonaccini; lasciarsi alle spalle le polemiche e restare in Europa e in Toscana, dove gode del 65% dei consensi all’interno della sua segreteria. Il ‘caso Toscana’, esploso in modo clamoroso, è presto detto. Il vicesegretario della Bonafè Valerio Fabiani, zingarettiano doc, spara a palle incatenate contro la segretaria che si è opposta sia alla linea dell’alleanza con 5Stelle e LeU, sia alla candidatura di Giuseppe Conte nel seggio uninominale di Siena (dove si terranno le suppletive per un seggio alla Camera lasciato libero da Piercarlo Padoan). Bonafè, inoltre, invoca un congresso "se la linea del Pd diventasse l’alleanza strategica coi 5Stelle". Prima Fabiani, rimosso dalla Bonafè in men che non si dica e poi il coordinatore nazionale della segreteria di Zingaretti, il napoletano Nicola Oddati, ‘sparano’ contro la Bonafè.

Ma dal caso Toscana, tutto il Pd, dalle Alpi alla Sicilia, s’infiamma. Solo nella giornata di ieri hanno invocato il congresso straordinario due sindaci riformisti e assai bravi (Gori di Brescia e Decaro di Bari) e molti esponenti di Base riformista. In realtà, i suoi leader (Guerini e Lotti) tacciono, per ora, e anche i loro colonnelli, ma i caporalmaggiori no: "Zingaretti è bollito. La Bonafè è un ottimo candidato. Con un forte profilo e un’identità riformista il congresso lo si vince. Se poi scende in campo pure Bonaccini è fatta, è già vinto". Si vedrà. Ma verrà davvero convocato il congresso? Al Nazareno, stufi del cannoneggiamento contro il quartier generale, dicono "basta logoramento, avanti col congresso, ma l’Assemblea è sovrana". Sarà uno spasso, il webinair…

Intanto, oggi alle 14.30, si riunisce da remoto la Direzione del Pd dove le avvisaglie di un guerra interna ci saranno tutte.

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