Il senatore espulso dal M5s, Gregorio De Falco (Ansa)
Il senatore espulso dal M5s, Gregorio De Falco (Ansa)

Roma, 18 febbraio 2019 - «Il quesito sottoposto agli iscritti 5 stelle sulla piattaforma Rousseau è fuorviante. E induce a errori». Il capitano Gregorio De Falco, senatore membro della Giunta delle immunità e delle elezioni, espulso dal Movimento 5 Stelle, dà ragione alle pentastellate ribelli Paola Nugnes ed Elena Fattori.

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Il voto su Rousseau è illegittimo?

«Sì. Il vincolo che hanno i parlamentari 5 Stelle è sul programma, non su quello che emerge dal voto online. Non dimentichiamo che Rousseau serviva per dare indicazioni su questioni interne al Movimento...».

Poi c’è il problema del quesito, ieri postato sul blog delle Stelle.

«Il primo errore è enorme: si parla di ritardo dello sbarco della Diciotti. Ma stiamo scherzando? Non è stato un ritardo per impedimento, ma un divieto. È ridicolo non scriverlo».

Quindi per lei il quesito cerca di orientare il voto degli iscritti?

«Diciamo che è fuorviante. Anche quando viene citato il regolamento di Dublino in cui si spiega che il governo stava trattando con l’Ue e, per questo, non autorizzava lo sbarco, c’è un altro errore: i migranti erano già in Italia».

Nel quesito si sottolinea anche la collegialità della decisione di negare lo sbarco dei migranti della Diciotti...

«Altro aspetto controverso. Basta andare a leggere i giornali di quel periodo per rendersi conto che Toninelli e Salvini non la pensavano allo stesso modo. Ma se anche fosse stata condivisa la linea politica ciò non esime Salvini da responsabilità».

Non si è trattato di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo?

«Stiamo attenti. Lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Se si fa passare l’idea che il governo qualunque cosa faccia sia sempre legittimato, beh allora ci troviamo di fronte a un precedente micidiale».

I 5 Stelle fanno anche un distinguo rispetto all’immunità di ministri e parlamentari per cui sono contrari, derubricando il caso Salvini come una situazione particolare. Hanno tradito ancora i valori delle origini?

«Io non sono d’accordo con l’immunità sempre e comunque, credo vada decisa caso per caso. È indubbio, però, che dall’uno vale uno si sia arrivati all’uno vale tutti e l’immunità si valuti in base alla convenienza».

Tra le polemiche c’è anche la domanda finale che verrà sottoposta in Rete: votare sì per dire no al processo; votare no per dire sì al processo.

«Indurrà sicuramente a errori. Tutti coloro che ho sentito dicevano che volevano votare sì per mandare a processo Salvini, così facendo ci sarà sicuramente qualcuno che sbaglierà».

Lei voterà a favore dell’autorizzazione?

«Sì, ma ho studiato le carte. Gli iscritti M5s si baseranno sui dettami della piattaforma».

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