Luigi Di Maio (LaPresse)
Luigi Di Maio (LaPresse)

Roma, 21 novembre 2019 - Per il Movimento 5 Stelle oggi è un giorno cruciale. Dopo una lunga melina, i grillini hanno deciso che sarà l'esito del voto su Rousseau a decidere se candidarsi o meno alle prossime regionali dell'Emilia-Romagna e della Calabria. La votazione su Rousseau è in corso fino alle 20. In serata si dovrebbe conoscere l'esito. E potrebbe generare una sorta di tsunami interno. Che il Movimento 5 Stelle navighi in acque agitate, lo ha confermato oggi lo stesso Di Maio. "Sicuramente siamo in un momento difficoltà e lo ammetto prima di tutto io", ha detto nel pomeriggio il capo politico dei grillini. "C'è bisogno di mettere a posto alcune cose", ha aggiunto. 

Come funziona il voto su Rousseau

Possono votare solo gli iscritti da almeno sei mesi, con documento certificato. Per verificare il proprio stato di iscrizione, basta fare login controllando il bollino colorato accanto al nome (in alto a destra): se è verde si sarà abilitati a votare. Ma attenzione al quesito che, come successe con la votazione sul caso Diciotti o, ancora prima sull'alleanza di governo con la Lega, non è immediato. Il M5s chiede infatti di esprimersi "per decidere se il Movimento debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria". Di conseguenza, chi vota Sì sceglie di non partecipare alla corsa elettorale; chi vota No, invece, decide di non effettuare la pausa e, quindi, di partecipare alle elezioni.

Gli effetti in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna lo scontro è alle stelle. Ed è qui, dove il Movimento è nato, dove il vaffa-day del 2007 riempì piazza Maggiore a Bologna, dove ci fu il primo consigliere comunale grillino Giovanni Favia (poi espulso) e il primo sindaco a Parma Federico Pizzarotti (ora non più nel M5s), la possibilità di non presentarsi alle elezioni è vista come un'eventualità da scongiurare. "Mandare i cittadini nelle istituzioni è nel Dna del Movimento", spiegano gli attivisti M5s lanciando una un appello su Facebook. E attaccano: dobbiamo votare no alla pausa elettorale, "per permettere di presentare la lista M5s alle prossime elezioni regionali". Il problema nasce tutto dal sostegno a Stefano Bonaccini candidato del Pd. Di Maio insiste dicendo che nessuno vuole correre coi dem, mentre il governatore che tenta il bis contro Lucia Borgonzoni della Lega, auspicherebbe a un accordo coi grillini. L'apertura è arrivata anche oggi, a poche ore dall'esito del voto su Rousseau, con Bonaccini che si è detto "disponibile a dialogare". Morale: se vincesse la linea di non andare a votare, linea auspicata anche da Max Bugani, consigliere emiliano fedelissimo di Casaleggio, la base grillina andrà in subbuglio e c'è già chi adombra la possibilità di presentare una lista di scontenti. A dare il polso del clima tra i pentastellati della regione, c'è Maria Elena Spadoni, vicepresidente della Camera, che chiede alla base di votare 'No' su Rousseau: "Chi si ferma è perduto, l'Emilia-Romagna è stata la culla del Movimento 5 stelle dieci anni fa".

Gli effetti in Calabria

In Calabria, se possibile, le cose vanno ancora peggio. Il coordinatore della campagna elettorale, il deputato M5s Paolo Parentela, si è dimesso attaccando la scelta del voto web: "Scelgono di non scegliere e così deludono le migliaia di attivisti calabresi. Non c'è alcun nesso tra l'annunciata riorganizzazione del Movimento 5 Stelle, l'ennesima da circa un anno, e la scelta di chiedere agli iscritti di ogni parte d'Italia se partecipare o meno alle imminenti Regionali della Calabria e dell'Emilia Romagna". Ma non è l'unico grillino calabrese irritato. Dalla deputata Dalila Nesci alla sottosegretaria Anna Laura Orrico ai Beni culturali in queste ore si sta consumando un vero e proprio psicodramma. A chiudere il cerchio ci pensa il deputato Riccardo Tucci che addita il voto su Rousseau come "una porcheria" e sui social il tenore dei commenti è anche peggio.

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