Giovedì 25 Luglio 2024
RAFFAELE MARMO
Politica

Vincenzo De Luca: "Il Pd tace sulla giustizia. È diventato un partito di tribù e maleducati"

Il governatore della Campania: non abbiamo una prospettiva di governo "È da idioti dire che ce l’ho con Elena Schlein per il no al mio terzo mandato. Vergognoso ignorare i nostri amministratori sul tema dell’abuso d’ufficio".

Vincenzo de Luca, governatore della Campania (Ansa)

Vincenzo de Luca, governatore della Campania (Ansa)

Roma, 1 novembre 2023 – Presidente, cominciamo dal titolo del suo ultimo libro appena uscito e già diventato un caso politico-editoriale: "Nonostante il Pd" o nonostante Elly Schlein?

"Ritengo indispensabile fare un’operazione verità sulla vita interna del Pd: occorre cancellare la montagna di ipocrisia, di doppiezza e di finzioni che da anni segna la vita del Pd", esordisce il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e da subito, come è nel suo stile, non le manda a dire.

Dunque, la sua è un’operazione verità?

"Non intendo tollerare un minuto di più che qualcuno parli di partito-comunità, quando la realtà concreta presenta un partito che è ormai un’aggregazione di correnti, di tribù, che calpestano meriti e militanza, e introducono sempre più nei rapporti interni un tasso insopportabile di maleducazione e di supponenza".

Ma quali sono i vizi capitali che hanno minato e minano la tenuta stessa del partito?

"Nel Pd si è affermato ormai, come spiego bene nel libro, il metodo della selezione in negativo: più perdi voti, più vai avanti. I risultati prodotti non contano nulla, conta l’occupazione delle caselle correntizie. Dunque, una vita interna asfittica, la totale lontananza dai territori e vuoti programmatici clamorosi, che rendono impossibile per il Pd una prospettiva di governo".

Ritiene che i "mali" che indica si siano accentuati con l’attuale leadership?

"Con l’attuale leadership non è cambiato assolutamente nulla. Nel libro pongo la domanda fondamentale: chi ha portato al disastro elettorale il Pd? Dove sono finiti i membri della segreteria, i membri del governo, quelli che per un decennio hanno governato il partito e deciso le sue scelte? La cosa incredibile è che nessuno ha voluto porre questa domanda, che doveva essere il punto di partenza di un rinnovamento sostanziale. E invece, tutti i responsabili di questo decennio, li vedo di nuovo imperversare: sembrano tanti turisti svedesi capitati qui per caso. E il 90 per cento di costoro sono i grandi sostenitori di Elena Schlein, la cui credibilità rispetto a un programma di rinnovamento è pari a zero. Sono tutte in piedi le tribù di sempre".

Nel partito, ma anche fuori, c’è chi l’accusa di avercela con la segretaria Schlein per il no al suo terzo mandato e per i commissariamenti in Campania.

"È un argomento idiota, agitato a tre anni dalle elezioni regionali, dagli idioti del Pd, che non hanno eccepito mai nulla di fronte al fatto che Luca Zaia il terzo mandato lo sta esercitando in assoluta tranquillità. Noi faremo quello che riterremo utile per gli interessi della nostra comunità".

Uno dei nodi centrali che divide i politici del Pd dei territori dai vertici del Nazareno riguarda la giustizia. Anche l’ultimo caso Falcomatà, dopo Uggetti, vede i vertici attuali in grande imbarazzo.

"Uno dei più grandi vuoti programmatici del Pd è quello della giustizia. È un continuo balbettio. Dopo la vicenda Palamara, c’è stato un terremoto nel mondo giudiziario, ma il Pd non se n’è accorto, e continua a balbettare, fra vergognosi opportunismi, viltà personali e perdita di valori. La vicenda dell’abuso in atti d’ufficio è emblematica. Di fronte a migliaia di amministratori che pongono il problema, vi è una insopportabile resistenza di un ristrettissimo gruppo di politicanti che decidono di non cambiare nulla. Una vergogna".

Si obietta che va difesa l’indipendenza della magistratura.

"L’autonomia della magistratura è un bene prezioso, da difendere con le unghie e con i denti. Non è un privilegio di casta ma è una tutela essenziale per i cittadini. Una volta affermato e difeso questo principio, bisogna poi riformare tutto in profondità. La democrazia è la dignità della persona, un valore non subordinato a nessun’altra esigenza, di nessun tipo".

Un’ultima cosa: ma il Pd è ancora il suo partito o sta già pensando ad altro?

"Di tutto c’è bisogno in Italia meno che di alimentare la balcanizzazione della politica e dei partiti. Un grande partito nazionale è essenziale per una democrazia viva e per poter governare una società segnata da fratture profonde, sul piano territoriale e sociale. Ma per questo occorre darsi un programma in grado di parlare alla maggioranza del popolo italiano e di presentarsi come alternativa credibile a questo governo di pellegrini, il cui dilettantismo è francamente sconcertante".