I presidenti Sergio Mattarella e Xi Jinping (Ansa)
I presidenti Sergio Mattarella e Xi Jinping (Ansa)

Roma, 23 marzo 2019 -  Dalla conferma della collocazione euroatlantica dell'Italia alla garanzia di avere equità e trasparenza nei rapporti commerciali e di investimenti. Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il presidente cinese Xi Jinping giunto ieri in Italia per firmare il Memorandum of understanding che apre la strada a una maggiore collaborazione alla nuova Via della seta. Entrambi i presidenti hanno affermato che i rapporti commerciali ed economici saranno "a doppio senso" e Mattarella ha chiesto che siano improntati a trasparenza ed equità, ai principi di concorrenza e agevolino il riequilibrio della bilancia commerciale e la rimozione di barriere per i prodotti italiani. Xi ha dichiarato la disponibilità cinese "a importare sempre di più prodotti italiani di qualità". Lungo l'elenco di ambiti interessati dagli accordi per la nuova via della seta, tra cui investimenti infrastrutturali congiunti nei settori del trasporto marittimo, dei porti e della logistica. Vediamo opportunità e rischi di ciò che la Cina si aspetta da noi.

PORTI NEL MIRINO

Le opportunità. I porti finiti nel mirino dei cinesi sono quattro: Genova, Trieste, Palermo e Ravenna. In alcuni casi, come a Trieste, le trattative sono già state avviate. Un aspetto positivo? L’arrivo dei grandi operatori cinesi potrebbe rilanciare il ruolo degli scali italiani come crocevia degli scambi nel Mediterraneo. La Cina è in particolare interessata al corridoio alpino-balcanico dove si sono mostrati molto attivi anche i vicini della Slovenia. 

I rischi. Il primo timore è che l’arrivo della Cina metta a repentaglio la sicurezza italiana, insieme alla collocazione euro-atlantica del nostro Paese. I porti, infatti, al di là degli interessi commerciali, potrebbero essere utilizzati anche per scopi militari. C’è poi la concorrenza fra i diversi scali italiani: l’intesa tra Trieste e la cinese Cccc, formalmente privata ma con capitali di Stato, è vista con preoccupazione a Genova, anche se nel memorandum ci sarebbe spazio anche per lo scalo ligure.
 

IL 5G E IL NODO HUAWEI

Le opportunità. La Cina è interessata soprattutto alla realizzazione della nuova rete infrastrutturale del 5G, la nuova frontiera della telefonia mobile. E può mettere in campo un colosso come Huawei. Da qui, l’ingresso di un nuovo operatore può accrescere la concorrenza e favorire i processi d’innovazione. In questo settore potrebbe registrarsi un forte impulso anche nello sviluppo delle tecnologie per le cosiddette ‘smart cities’, dove la Cina è all’avanguardia.

I rischi. È vero che l’Italia ha già deciso di escludere il capitolo del 5G dal memorandum d’intesa tra Italia-Cina. Per motivi di sicurezza. Nelle scorse settimane, infatti, le compagnie di telecomunicazioni cinesi sono finite sotto i riflettori internazionali in seguito all’arresto della direttrice finanziaria della Huawei, Meng Wanzhou, da parte delle autorità canadesi. I governi, soprattutto quello americano, ritengono che l’azienda sia un importante strumento nelle mani di Pechino e che operi per conto del regime. Inoltre, l’esclusione del 5G dal memorandum, non impedirebbe a un’azienda italiana di importare apparecchiature targate Huawei.

 

IL REBUS FINANZA

Le opportunità. Per l’Italia che nel 2019 ‘piazzerà’ oltre 200 miliardi di euro di titoli pubblici nel portafoglio di operatori privati, l’intervento delle grandi banche cinesi potrebbe attenuare la pressione sui tassi di interesse e si potrebbe ampliare il flusso d’investimenti cinesi in Italia. Arriveranno, poi, i ‘Panda bond’, titoli emessi da Cdp sul mercato cinese sottoscritti da investitori istituzionali del Dragone. La raccolta finirà alle imprese italiane che operano in Cina. 

I rischi. Se si accettano gli investimenti si deve anche accettare l’apertura dei bandi di gara alle imprese cinesi. Una ‘clausola’ che, secondo gli Usa, potrebbe aprire la strada agli investimenti ‘predatori’. I primi otto Paesi che hanno aderito alla Via della seta in due anni hanno peggiorato il loro indebitamento, per via degli interessi sul debito, delle scadenze non onorate e degli impegni che sono stati costretti a prendere da Pechino. Una sorta di ‘colonizzazione’ strisciante.

 

IL BUSINESS DEL CALCIO

Le opportunità. La Cina gioca da tempo nella serie A italiana. Nel 2016 il gruppo Suning ha acquisito la quota di maggioranza dell’Inter. Mentre la cordata guidata da Yonghong Li conquistò il Milan (oggi non più in mani cinesi). Da qui, l’ipotesi di giocare un incontro del campionato di serie A in Cina, oltre alla possibilità di sviluppo della tecnologia Var e alla commercializzazione dei diritti tv. Ma il presidente della Figc, Gabriele Gravina, chiude: «Il campionato si gioca in Italia perché si chiama italiano». 

I rischi. In primo luogo potrebbe intensificarsi l’arrivo dei campioni cinesi nel campionato italiano. Inoltre la conquista da parte delle imprese di Pechino di squadre italiane non sempre ha dato buoni risultati o soddisfazioni per i tifosi. C’è il rischio che gli investimenti nel calcio possano essere utilizzate per pratiche poco corrette. Ad esempio, la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di false comunicazioni sociali nel periodo in cui al vertice del Milan c’era l’imprenditore cinese Yonghong Li.