Verso le Europee. Meloni pronta a candidarsi, un messaggio agli alleati. Sarà duello tv con Schlein

La premier potrebbe essere capolista. "Solo se il mio lavoro non ne risentirà". La segretaria Pd ha accettato la sfida in diretta, tra i dem non tutti sono favorevoli.

Verso le Europee. Meloni pronta a candidarsi, un messaggio agli alleati. Sarà duello tv con Schlein

Verso le Europee. Meloni pronta a candidarsi, un messaggio agli alleati. Sarà duello tv con Schlein

Per non aver ancora "preso una decisione", Giorgia Meloni è ben persuasa che candidarsi alle Europee da premier sarebbe un modo di "misurarsi col consenso" e di "portare altri leader" a doversi scontrare con lei. Il riferimento neanche troppo tacito è alla segretaria del Pd Elly Schlein, intrigata di accettare la sfida almeno in qualche circoscrizione, oltre che sugli schermi: entrambe avrebbero accettato di confrontarsi in tv su Sky. Ma, anche se blandisce gli alleati, una presidente del Consiglio in veste di super candidata alle Europee sicuramente chiamerebbe in lizza anche i due vice che guidano gli altri partiti di governo. Un modo per legittimare la propria premiership. Ma anche le eventuali scelte da adottare in sede europea, nel caso in cui il maggior partito di governo fosse chiamato a sostenere la presidenza della Commissione.

Per una premier che ha sempre cercato di intrattenere un rapporto diretto con gli elettori all’insegna di video e messaggi social, del resto, "niente conta di più per me che sapere di avere il consenso dei cittadini".

Anche dalla postazione di governo "misurarsi col consenso sarebbe una cosa utile e interessante", risponde dunque ai giornalisti che la interpellano sull’intenzione di candidarsi. E poco male se c’è l’incompatibilità. Secondo Meloni, infatti, "i cittadini lo sanno, anche questa è democrazia". Semmai si tratta di "capire se una mia candidatura personale toglierebbe tempo al mio lavoro di presidente del Consiglio" e di decidere "con gli altri leader della maggioranza". Che, stanti i sondaggi, di certo non festeggiano l’ingombrante competitrice.

Dispensa quindi incenso, Meloni, nei riguardi degli alleati e la loro ansia di visibilità: "Credo che quelle differenze siano un valore aggiunto e che si possa crescere tutti quanti – dichiara –. Non mi pare ci sia da parte di alcuno la volontà di sottomettere la tenuta del governo all’interesse di partito". Semmai è una questione di leadership. Che, come già altri inquilini di Palazzo Chigi, forse già comincia a sentir strette le misure dei partiti e guarda a una sorta di referendum sui primi 20 mesi di governo, come quella che la premier già presagisce e annuncia sul premierato ancora da votare in Parlamento.

In vero le candidature per le Europee son tutte una concatenazione. Di sicuro c’è solo che Giuseppe Conte, considerato che i 5 Stelle non hanno mai brillato, non raccoglierà il guanto di sfida di Meloni. Che comunque lo ha lanciato alla segretaria del Pd. E, stando a quanto riferiscono dal Nazareno, Schlein sarebbe piuttosto propensa ad accettare, in considerazione della possibilità di "avvantaggiarsi della polarizzazione politica". Anche se per i dem è "estraneo alla nostra cultura" che la segretaria possa fare la capolista nelle cinque circoscrizioni, al limite "un paio". Ovvero, probabilmente, nord-est e centro. Salvo che nel nord-est dovrebbe correre in ticket con Stefano Bonaccini, che potrebbe anche superarla in preferenze.

Ma la tentazione di Schlein è forte: vuole anche lei il confronto, compreso quello su Sky, pensando di prevalere. Anche se i più accorti e inascoltati esponenti dem fanno presente che declinando la sfida della premier disinnescherebbe la sua candidatura, cui a quel punto sarebbero gli alleati di governo a opporsi per non esser mortificati.

Per il dopo elezioni, invece, Meloni vagheggia una maggioranza alternativa a quella (Ppe, Pse, Liberali) che domina Bruxelles, assicurando che non sosterrà mai un’alleanza "stabile" con la sinistra. Ciò non comprende però il voto sull’esecutivo europeo dove "ciascun governo nomina il suo commissario poi i partiti di governo tendono a favorire la nascita di quella Commissione".