Walter Veltroni - Ansa
Walter Veltroni - Ansa

Roma, 19 ottobre 2017 - Mattarella e Napolitano, presidente in carica e presidente emerito. Mezzo governo, da Padoan («Non ci posso credere») a Calenda («Non parlo per carità di patria»), senza dimenticare Franceschini che ribolle e si macera, seppure in silenzio. Mezzo partito: non solo la minoranza interna (Orlando, Cuperlo, etc.), ma pure pezzi di maggioranza dem ‘non renziana’. Il capogruppo dem al Senato, Luigi Zanda, uomo delle istituzioni, è furibondo. Tutte le opposizioni che lo attaccano come l’intera sinistra (Pisapia, Mdp). Walter Veltroni che stigmatizza e Prodi che basta immaginarselo. Tutti schierati contro il leader dem per la sua messa in discussione del ruolo e del futuro, in scadenza, del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Ieri difeso da tutti, da Casini a Gianni Letta e oltre. 
È partito un gioco ormai classico, quello del «tutti contro Renzi», gioco che al leader dem è costato molto, nel recente passato. La sconfitta al referendum istituzionale del 4 dicembre, tanto per dire.

 L'INTERVISTA / Renzi: Gentiloni sapeva ed era d'accordo - di D. NITROSI

Il giorno dopo, immancabile, parte la geremiade dei timorosi. «Matteo, ma chi te l’ha fatto fare? Così abbiamo messo tutto il mondo istituzionale, politico, bancario e finanziario contro il Pd!». Esponenti dem di alto grado e lignaggio sono «sconcertati», se non profondamente «irritati». Stile Mattarella dell’altro ieri, per capirsi. Insomma, il ‘Renzi solo contro tutti’, sul caso Visco, «non ci aiuta – dicono al Nazareno come nei ministeri presidiati da big del Pd – anzi ci rende molto più difficile proporci come forza di governo». E la considerazione dei renziani ortodossi (Boschi, Lotti, Bonifazi: il ‘giglio magico’, insomma) che solo così strapperemo sempre più armi elettorali ai grillini e ai sovranisti» non consola i big dem.
 
Inoltre, a spargere sale sulle ferite, c’è un altro dato: la mozione del Pd, quella «prima versione», dai toni ancora più duri, era conosciuta solo nel giro più stretto del renzismo. Mezzo governo ne era all’oscuro, tre quarti di Pd pure. Della tempesta perfetta che stava per scatenarsi sapevano in tre: Renzi, il ‘giglio magico’ in quanto tale, un’entità a sé, e il capogruppo Pd alla Camera Rosato.
 
Ergo le reazioni di rigetto sono proporzionate alla gravità dell’atto. Veltroni, glaciale: la mozione Pd è «incomprensibile e ingiustificabile». Poi, in Transatlantico, il suo braccio destro, Walter Verini, spiega «Veltroni parla per difendere l’istituzione di Bankitalia», ma le parole di Veltroni feriscono, e molto, Renzi. Napolitano parla di «cose deplorevoli». Zanda, che ieri ha parlato fitto fitto con Gentiloni per venti minuti, nell’Aula del Senato, scudiscia: «Mozioni così meglio non farne». L’area del ministro Orlando, tramite il suo portavoce, Andrea Martella, chiede la convocazione dell’assemblea del gruppo «perché bisogna fare chiarezza su un percorso non lineare», ma i buoi sono scappati.
 
Chi resta a difendere il soldato Renzi in pubblico? Il renzianissimo senatore dem Andrea Marcucci e pochissimi altri (tipo Rosato). Parla, però, il presidente del partito, e leader dei Giovani turchi, Orfini, fa adombrare che anche Gentiloni fosse d’accordo con la mozione: «L’ho condivisa e l’abbiamo limata con il governo. Comunque, certe reazioni mi sorprendono: solo il Papa è infallibile per chi crede e Visco non è il Papa», sibila. Già, peccato che, da ieri, Visco in Italia sia diventato più intoccabile del Papa.