La ministra della Salute Giulia Grillo (Ansa)
La ministra della Salute Giulia Grillo (Ansa)

Roma, 11 agosto 2018 - «Vaccini sì, obbligo no» twittava Salvini, mesi fa, consigliando il testo di Paolo Bellavite, professore di Patologia generale ora in pensione, strenuo sostenitore dell’omeopatia e punto di riferimento dei genitori no vax. Dopo i due emendamenti al decreto Milleproroghe – passati al Senato lo scorso 3 luglio e al vaglio della Camera –, con cui l’obbligo di presentazione del certificato vaccinale è stato posticipato all’anno scolastico 2019-2020, il passo definitivo verso il superamento della legge Lorenzin sembra, ormai, compiuto. Subito ribattezzato ‘legge dell’ossimoro’, il ddl sull’ ‘obbligo flessibile’, frutto del compromesso Lega–M5s, presentato in Senato, segue la linea finora adottata dal ministro della Salute Giulia Grillo: in sostanza, grazie alla copertura raggiunta, può permettersi di tollerare le eccezioni agli obblighi vaccinali senza rischiare epidemie. 

LA STORIA / "Nostra figlia trapiantata, a casa dall'asilo per colpa di due bimbi no vax"
 
Basata sul «metodo della raccomandazione», la proposta che porta la firma dei senatori Stefano Patuanelli (M5s) e Massimiliano Romeo (Lega) punta a modulare l’obbligo vaccinale per l’iscrizione a scuola, facendolo scattare solo in caso di emergenze sanitarie o se vi sarà un significativo scostamento dagli obiettivi di copertura fissati. Suddiviso in sette punti, il ddl prevede e disciplina un Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv), con durata quinquennale e finanziato con una quota del Fondo sanitario nazionale, che ha lo scopo di individuare e aggiornare periodicamente gli standard qualitativi e gli obiettivi da raggiungere sul territorio nazionale. Grande attenzione è dedicata alla comunicazione per promuovere «l’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni previste».

La copertura raggiunta sarà monitorata attraverso l’anagrafe vaccinale che avrà il compito di raccogliere «i dati dei soggetti vaccinati e da sottoporre a vaccinazione; di coloro che omettono o differiscono le vaccinazioni previste dal Pnpv, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico o dal pediatra di libera scelta, nonché le dosi e i tempi di somministrazione delle vaccinazioni e gli eventuali effetti indesiderati, che confluiscono nella rete nazionale di farmacovigilanza». In caso di «emergenze sanitarie o di compromissione dell’immunità di gruppo» il provvedimento prevede l’adozione di Piani straordinari con l’obbligo «per determinate coorti di nascita» di effettuare le vaccinazioni necessarie per raggiungere e mantenere le coperture vaccinali di sicurezza, pena una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro.

«La differenza è che la legge Lorenzin rendeva obbligatoria la vaccinazione per i nidi e le scuole materne, pena il divieto di ingresso, mentre noi diciamo che solo in caso di emergenza si può subordinare il diritto di andare a scuola alla vaccinazione» ha sottolineato Romeo in risposta alle accese critiche degli ultimi giorni. Osteggiato in maniera trasversale da Forza Italia al Partito Democratico, il ddl giallo-verde sui vaccini, dopo i presidi, ha fatto insorgere anche l’Ordine dei medici e le Regioni. E le polemiche non accennano a placarsi.