L'inaugurazione dell'anno giudiziario
L'inaugurazione dell'anno giudiziario

"Ove dovessero inspiegabilmente mancare interventi normativi volti alla limitazione dell’attività giudiziaria", si invitano i dirigenti degli uffici giudiziari "ad adottare misure organizzative per rallentare immediatamente tutte le attività senza escludere, nei casi più estremi, la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente". Così l’Anm si è espressa sulla questione vaccini, chiedendo di fatto che le toghe siano inserite in quella sorta di elenco delle categorie "privilegiate" che hanno diritto al vaccino prima degli altri, tipo i medici o le forze dell’ordine.

Da un certo punto di vista non c’è niente da stupirsi: sono tanti quelli che pensano di aver diritto a una corsia preferenziale, ognuna con una parte di ragione (farmacisti, veterinari, professori universitari che pure fanno lezione a distanza, operatori del commercio, autotrasportatori, postini e molte altre ancora) perché tutti continuando a lavorare rischiano e tutti a loro modo sono o si sentono essenziali. Quindi è comprensibile che anche le toghe abbiano avanzato la loro richiesta. Nella presa di posizione dei magistrati, o per lo meno del loro "sindacato" (l’Anm non è formalmente un sindacato, ma solamente un organo rappresentativo) c’è però qualcosa di più, ossia l’invito ai colleghi ad "autoregolarsi" in mancanza di una risposta positiva dello Stato.

E’ vero che si parla di "attività giudiziaria non urgente" e di "casi più estremi", ma obiettivamente il tono dell’intervento è diverso da quello delle altre categorie. Una cosa è chiedere che al proprio caso si presti attenzione, un’altra è dire, in sostanza, "se non ci date una risposta positiva noi in certe situazioni limite ci organizzeremo". Un che di oggettivamente ultimativo che in un momento delicato come questo in qualche modo stona. Se prima dell’inizio della campagna vaccinale l’avessero detto anche i medici o le forze di polizia che cosa avremmo pensato?