Ursula von der Leyen e Charles Michel (Ansa)
Ursula von der Leyen e Charles Michel (Ansa)

Siamo uno dei paesi con i maggiori tassi di europeismo percepito ma quando andiamo a chiedere agli italiani che cos’è l’Unione europea, i suoi organismi, come funziona insomma quel grande mondo che racchiudiamo nella parola magica di 'Europa' nessuno o quasi sa rispondere. Un sondaggio effettuato da Quorum You Trend e diffuso in queste ore spiega che solo l’8,9 per cento degli intervistati conosce il Consiglio dell’Ue e solo l’8,7 sa che cosa è la Commissione europea. Ne esce meglio il parlamento europeo (67 per cento), istituzione per la quale peraltro gli italiani sono chiamati a votare da più di quaranta anni. Eppure tutti i partiti che sostengono il governo Draghi (la gran parte di quelli rappresentati in parlamento, eccetto Fratelli d’Italia e qualcosa a sinistra) si dicono europeisti.

I dati del sondaggio non sono un bel segnale per l’Europa. Perché evidentemente ancora il cittadino medio la coglie come un elemento distante, un altro da sé, e non sente il bisogno di approfondirne la conoscenza. Segno anche della complessità del meccanismo decisionale dell’Unione, improntato a un apparato burocratico ed elefantiaco  che va incontro più alle esigenze degli Stati e della politica europea che alla richiesta di semplificazione sempre più evidente nei cittadini. Per appassionarsi, la gente ha bisogno di chiarezza. Sapere chi decide, conoscerne i tempi e poter controllare. Per adesso in Europa non è così. L’opaca prova della Commissione Von der leyen nella gestione dell’emergenza vaccini ne è la prova: a forza di dover mettere d’accordo tutti gli stati, la Commissione, il Consiglio europeo, il Parlamento ci siamo fatti sorpassare da chi ha fatto da sé. Inglesi, americani, israeliani. Non è stato un gran momento per l’Unione e per la percezione che ne hanno e ne avranno i cittadini. Un’occasione persa.