ARCHIVIO POLITICA MAURIZIO SACCONI NCD
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Roma, 29 dicembre 2015 - Il ddl Cirinnà (dal nome della relatrice e senatrice Pd, Monica Cirinnà) arriverà nell’aula del Senato a metà gennaio 2016. Il ddl disciplina le coppie di fatto e le unioni civili, sia etero che omosessuali. Le coppie composte da persone dello stesso sesso sono definite "specifiche formazioni sociali". Il ddl permette le "stepchild adoption": il membro di una coppia può riconoscere il figlio, biologico o adottivo, dell’altro.

L'INTERVISTA A SACCONI di Ettore Maria Colombo 

"Siamo pronti a raccogliere le firme per un referendum contro la legge Cirinnà sulle unioni civili, se venisse approvata, e a manifestare in un nuovo Family Day in difesa dei valori della famiglia tradizionale. Una maggioranza Pd-M5S creerebbe una nuova Costituzione di fatto non in sintonia con il Paese". Parla Maurizio Sacconi, senatore di Ap (Ncd-Udc), ex ministro, oggi presidente della commissione Lavoro di palazzo Madama.

Per Renzi la legge sui diritti civili è una priorità del 2016.

"Non è una priorità perché sono diritti già di fatto largamente riconosciuti. Basterebbe fare una ricognizione di tutti i diritti dei conviventi, etero e omosessuali, codificandola in un Testo unico, come da mia proposta depositata al Senato. Invece, il ddl Cirinnà non è emendabile: di fatto descrive un matrimonio, crea i presupposti per l’estensione della genitorialità alle coppie omosessuali e fornisce un incentivo a chi vuole praticare l’utero in affitto. Porremo pregiudiziali di costituzionalità e chiederemo che il dibattito ritorni in commissione. Nel primo caso sanciremmo un comun denominatore e nel secondo caso una lacerazione, della Nazione prima ancora che del Parlamento".

E se, invece, la legge venisse approvata con una maggioranza trasversale, quella Pd-M5S?

"Se fosse così saremmo di fronte a una maggioranza costituente per una nuova Costituzione materiale, anche se non in sintonia con la maggioranza del Paese quale emerge da tutti i sondaggi. Sarebbe un atto gravissimo e noi, come Ap, anche da soli, ma credo appoggiati da molti altri, andremmo di corsa, una volta varata la legge, a chiedere un referendum per abrogarla. Si creerebbe, però, così, un bel pasticcio istituzionale incrociando due maggioranze tra nuova Costituzione formale e nuova Costituzione materiale".

Anche la maggioranza di governo diventerebbe a rischio?

"Proprio perché divisivo della nazione prima che del Palazzo, il ddl Cirinnà sarebbe la classica palla di neve che si fa valanga travolgendo tutto. Ecco perché faccio un appello a Renzi e mi rivolgo al suo naso popolare: stia attento al ‘luogocomunismo’ di elite minoritarie e ideologiche che vogliono imporre una rivoluzione antropologica stravolgendo i concetti tradizionali di famiglia, genitorialità, procreazione. Sarebbe una scelta perdente perché la larga maggioranza degli italiani vuole riconoscere diritti ai conviventi, ma non vuole equipararli al matrimonio uomo-donna né riconoscere la genitorialità omosessuale. Noi come Ap e come centristi, in via di forte riorganizzazione politica, vogliamo rappresentare il ceto medio, che non è solo un dato censitario ma prima di tutto culturale, di chi si a affida al senso comune della tradizione e dei suoi principi".

Sarà questa la base del prossimo Family Day di febbraio?

"Il movimento ‘Difendiamo i nostri figli’ ha già manifestato, lo scorso 20 giugno, ma oggi è molto più forte perché organizzato in tutte le province italiane. Saranno loro a decidere, ma di certo quel popolo non resterà silente. Unisce credenti e non credenti, cattolici e laici, in difesa dell’uomo. Saremo tantissimi. Governo e Parlamento non potranno dire di non aver capito".