Giancarlo Giorgetti, 54 anni, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte I, potrebbe entrare nell’esecutivo
Giancarlo Giorgetti, 54 anni, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte I, potrebbe entrare nell’esecutivo
La novità, quella clamorosa, nel nuovo esecutivo che sta per formare Super Mario Draghi, sarebbe il nome del numero due della Lega (e antico amico dell’ex governatore Bce), Giancarlo Giorgetti. A lui, il premier incaricato offrirebbe o il ministero dello Sviluppo economico o il posto di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Poi, una serie di punti interrogativi, tutti aperti, e qualche certezza. Fabio Panetta, membro del board della Bce, potrebbe essere chiamato a dirigere l’Economia (dove si fanno i nomi...

La novità, quella clamorosa, nel nuovo esecutivo che sta per formare Super Mario Draghi, sarebbe il nome del numero due della Lega (e antico amico dell’ex governatore Bce), Giancarlo Giorgetti. A lui, il premier incaricato offrirebbe o il ministero dello Sviluppo economico o il posto di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Poi, una serie di punti interrogativi, tutti aperti, e qualche certezza. Fabio Panetta, membro del board della Bce, potrebbe essere chiamato a dirigere l’Economia (dove si fanno i nomi anche di Roberto Gualtieri e di Carlo Cottarelli) o in un ruolo chiave nella gestione del Recovery.

Governo, Draghi al secondo giorno di consultazioni. La diretta

La giurista ed ex ministra del governo Monti, Paola Severino, è in pole per la Giustizia. In alternativa c’è Marta Cartabia, l’ex presidente della Consulta vicina al capo dello Stato, o Raffaele Cantone. Luciana Lamorgese dovrebbe continuare a guidare l’Interno. La riconferma di Roberto Speranza alla Salute è data per fatta. In caso di governo di soli tecnici, invece, ci sono i virologi Massimo Galli, Ilaria Capua e Antonella Polimeni.

La riconferma dei dem uscenti in dicasteri minori (Boccia agli Affari regionali, Provenzano al Sud, Amendola agli Affari Ue) è data per persa. Al Pd toccheranno 2 o 3 ministeri, i leader delle componenti interne più forti hanno in mano le carte migliori: Dario Franceschini (Area dem) alla Cultura, Lorenzo Guerini (Base Riformista) alla Difesa e la new entry, in quota Nazareno, Andrea Orlando, forse all’Ambiente. Un governo con forte caratura politica non potrà fare a meno di un ministro di Iv (Renzi punta a riconfermare Teresa Bellanova o promuovere Maria Elena Boschi o Ettore Rosato). I 5 Stelle, se decideranno di sostenere Draghi, puntano ad almeno 6-8 dicasteri. Luigi Di Maio può restare agli Esteri, ma potrebbe anche cambiare, in caso alla Farnesina vada un tecnico (Elisabetta Belloni), o una figura terza come il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi (già nel governo Monti), o la politologa Marta Dassù.

Riconferma sicura, in casa M5s, per Patuanelli, ma in un’altra casella. Allo Sviluppo economico potrebbe andare Vittorio Colao (papabile anche per i Trasporti), Franco Bernabé o l’ex sindacalista Cisl, Marco Bentivogli. I 5 Stelle chiedono di mantenere al loro posto anche D’Incà (Riforme), Costa (Ambiente) e persino Catalfo e Azzolina. Enrico Giovannini è in pole per il Lavoro (oppure Tito Boeri), Enzo Moavero agli Affari Ue, Sabino Cassese agli Affari regionali, il tecnico Roberto Cingolani alla Pa (se andasse a un politico, sarebbe Renato Brunetta).