Totoministri, i papabili del Conte bis
Totoministri, i papabili del Conte bis

Roma, 31 agosto 2019 - Nonostante i penultimatum di Di Maio, il totoministri continua, imperterrito, a impazzare come sempre, peraltro. Si parte da una distinzione fondamentale: quanti dicasteri all’M5S e quanti al Pd? La ripartizione appare stabilita: otto per parte, sedici in totale, naturalmente tra i ministeri di spesa, quelli che vengono definiti con portafoglio mentre quelli senza portafoglio vengono sempre discussi dopo. Il premier Conte chiede una rosa di "nomi credibili" specie per i dicasteri chiave. 

L’altra chiave sono i cinque dicasteri sotto la lente e il vaglio del Colle: Interno, Esteri, Difesa, Giustizia, Economia. Va premessa un’altra questione e non di poco conto, visto che – proprio in queste ore – sta arroventando di nuovo il clima, quella dei vicepremier. Conte non ne vorrebbe nessuno, sia per rafforzare la propria centralità sia per evitare che la nascita del Conte bis naufraghi in vista della costa. Il Pd chiede un vicepremier unico per sé: Dario Franceschini o, in subordine, Andrea Orlando, mentre i 5Stelle accettano che il Pd ne prenda uno, ma ne reclamano un altro per sé, nella persona del capo politico, Di Maio, o per Fraccaro.

Solo una volta che sarà sciolto questo nodo, dirimente, si può passare al vero e proprio toto-ministri. Qui, le cose sono più semplici, paradossalmente, per i 5Stelle che per il Pd. L’M5s, oltre a un dicastero per Di Maio (la Difesa o, in subordine, il Lavoro, impensabile il Viminale), chiedono la riconferma di Bonafede alla Giustizia e di Fraccaro ai Rapporti con il Parlamento, ma anche di Sergio Costa (in ottimi rapporti con Zingaretti) all’Ambiente e, con meno convinzione, di Giulia Grillo alla Salute e di Barbara Lezzi al Sud. Solo Danilo Toninelli ha perso ogni speranza: al Mit andrà di sicuro l’attuale capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli. In casa dem, invece, le cose si complicano. 

Il Pd reclama l’Economia (girano i nomi di Gualtieri e Misiani, ma anche quelli Dario Scannapieco e Daniele Franco, che però sono ‘tecnici’ di area), la Cultura (per Franceschini o Anna Ascani), gli Esteri (sale Enzo Amendola, scende Paolo Gentiloni, ma c’è anche Marina Sereni), il Mise (Paola De Micheli). Più dicasteri senza portafoglio come le Pari opportunità (se non ci va Vincenzo Spadafora, M5S), la Famiglia (Deborah Serracchiani) e le Politiche Ue (Lia Quartapelle), gli Affari Regionali per Lorenzo Guerini. Resta fuori dai giochi il Viminale perché andrà sicuramente a un tecnico: in pole position c’è il prefetto Mario Morcone, ma anche Alessandro Pansa, ex capo della Polizia di Stato.