Roberto Speranza è nato a Potenza il 4 gennaio 1979. È il segretario di Articolo 1 (Ansa)
Roberto Speranza è nato a Potenza il 4 gennaio 1979. È il segretario di Articolo 1 (Ansa)

Roma, 15 gennaio 2020 - «Vogliamo promuovere un Servizio sanitario nazionale in grado di dare risposte a tutti, nel pieno rispetto della Costituzione. Studieremo un bilanciamento dei ticket che aiuti chi è più debole ad accedere alle cure, ma non penalizzeremo il ceto medio". Il ministro della Salute, Roberto Speranza (segretario di Articolo 1), l’altro giorno in visita in Emilia-Romagna, traccia le linee d’azione delle misure future per la Sanità.

Ministro, almeno 45mila medici di base andranno in pensione nei prossimi 5 anni. L’impatto sui cittadini sarà pesante. Come pensate di tamponarlo?
"Dopo anni di tagli, abbiamo ricominciato a investire, puntando 2 miliardi in più sul Fondo Sanitario e incrementando di sei volte la possibilità aggiuntiva di spesa per il personale delle Regioni. Abbiamo fatto, poi, una vasta operazione per la stabilizzazione del precariato allargando, solo per il comparto sanitario, i termini della Legge Madia: significa un lavoro stabile per oltre 32mila professionisti".

Molti medici e ricercatori italiani finiscono per cercare fortuna all’estero. Come trattenerli?
"Trattandoli meglio. In questi anni il sistema ha retto, nonostante il definanziamento, grazie alla loro passione e professionalità. Poi abbiamo dato la possibilità a duemila ricercatori dei nostri Istituti di accedere al percorso di stabilizzazione della “piramide dei ricercatori” e abbiamo sbloccato i fondi accessori legati bloccati da anni che andranno a valorizzare la carriera dei giovani medici".

Avete previsto in manovra la possibilità per i medici di base e i pediatri di acquistare strumenti per effettuare esami direttamente in sede. Quando si vedranno i primi effetti di questo ’taglia-file’?
"Prima possibile. I fondi, 235 milioni di euro, sono già stati stanziati in manovra. Dialogando con l’Ordine dei medici stiamo poi predisponendo le regole per l’acquisto di queste strumentazioni diagnostiche, come ecografi, elettrocardiografi, spirografi. Saranno un elemento importante per aggredire le liste d’attesa, decongestionando anche i pronto soccorso, evitando gli accessi inutili per prestazioni che possono assicurare direttamente i medici di famiglia".

Dopo l’abolizione del superticket che partirà a settembre, si può pensare a una rimodulazione dei costi della sanità per i cittadini a seconda del reddito, in modo che chi è più benestante paghi di più?
"Ci sto lavorando, ma l’idea è di un Servizio sanitario a cui acceda sia un miliardario sia una persona in difficoltà. Valutiamo un bilanciamento dei ticket per evitare che non si curi chi non ha i soldi per farlo. Ma non vogliamo che i ceti medi siano penalizzati. Così difendiamo davvero il diritto alla salute".

Le disparità della Sanità italiana tra le varie regioni sono spesso drammatiche. Come si recupera il gap?
"Il quindicennio di tagli alle spalle ha penalizzato soprattutto le regioni del Sud. Pensi al superticket: si era creato il paradosso che le regioni più forti, con servizi sanitari migliori, avevano anche le risorse per abolirlo per le fasce più deboli, mentre i territori con gravi problemi nel gestire la Sanità erano obbligati a mantenerlo per tutti. Abbiamo rivisto poi il meccanismo troppo rigido di commissariamento della Sanità, che coinvolgeva i territori che non rispettavano i livelli essenziali di assistenza: interverremo in modo chirurgico sulle situazioni di difficoltà, senza paralizzare un’intera regione per anni".

In Emilia-Romagna si vota il 26 dicembre. Non teme le conseguenze di una sconfitta del centrosinistra sul governo?
"Non è un voto sul governo nazionale, ma sono fiducioso. Bonaccini ha fatto bene e sono convinto che gli emiliani romagnoli sapranno riconoscerlo. La sanità dell’Emilia-Romagna è un esempio di buona amministrazione: inclusiva ed efficiente".