Il vicepremier Salvini e il premier Conte (Ansa)
Il vicepremier Salvini e il premier Conte (Ansa)

Milano, 25 giugno 2019 - All'indomani dell'ultimatum Ue, si torna a discutere sulla Tav. Bruxelles ha mandato l'ennesimo avviso chiedendo che il governo italiano fornisca entro un mese chiarimenti su come intende portare avanti il progetto. Con un ulteriore stallo l'Italia rischia di perdere i fondi europei e anche di dover restituire i 120 milioni di euro già ricevuto. L'aut aut dell'Europa alimenta le fibrillazioni interne alla maggioranza. Oggi, giorno in cui il consiglio di amministrazione di Telt - la società incaricata di realizzare e gestire la nuova tratta di Alta Velocità - ha dato il via libera ai bandi per i lavori sul versante italiano (1.3 miliardi), Salvini torna a bocciare l'ipotesi di una 'mini-tav', che sembra riprendere quota in ambiente pentastellato.  E' stata la viceministra M5s Laura Castelli ad aprire a un "progetto di compromesso". Palazzo Chigi sta valutando da tempo l'idea del sindaco di Venaus, Nilo Durbiano che consiste nel rifare il traforo ferroviario del Frejus, con una nuova galleria di 15 km, al posto del maxi-tunnel da 57,5 km previsto dal progetto attuale. Ma il ministro dell'Interno sbarra la strada.  "La Tav 'leggera'? Un treno passa sotto la montagna o no. Tertium non datur - dice Salvini - A me piacciono i treni che corrono". "Spero che la lezione di ieri delle Olimpiadi sia servita". 

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Di Maio: mai pensato a Tav leggera 

Luigi Di Maio da parte sua parla di "strumentalizzazioni" su Alta Velocità e Olimpiadi contro il Movimento, e precisa: - "Sul Tav sono più di 20 anni che sentiamo discuterne. Era urgente già negli anni 90! Con un piano che, secondo gli accordi presi da chi ci ha preceduto, è un grandissimo regalo ai francesi. Se permettete, io penso prima al mio Paese e alla mia gente e ho fiducia nel fatto che il presidente Conte trovi una soluzione". In ogni caso, "non abbiamo mai pensato ad un progetto di 'Tav leggera'. Parliamo piuttosto di cose serie". Sulla questione è stata convocata una assemblea straordinaria dei pentastellati torinesi, che intendono lanciare un messaggio forte e chiaro al governo. All'ordine del giorno c'è infatti la proposta di indirizzare una lettera aperta con cui chiedere all'esecutivo di ribadire il no all'opera. In ballo c'è anche la tenuta della maggioranza grillina al Comune di Torino. In caso di via libera alla Torino-Lione, infatti, la giunta Appendino potrebbe subire un forte scossone. 

Intanto pressioni arrivano dal Pd.  "La scelta non è tra Tav leggera o pesante, la scelta è se fare la Tav o non farla, restituendo all'Ue 120 milioni di euro già utilizzati - si legge in una interrogazione urgente a prima firma del capogruppo Pd in Senato Andrea Marcucci  - Salvini e Laura Castelli la smettano di inventare falsi temi. Che cosa risponderà il governo Conte all'Ue che chiede di sapere entro luglio la volontà dell'Italia sulla Torino-Lione?". 

Tav, salgono i fondi Ue

A comunicare il via ai bandi per i lavori della tratta italiana, è il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che oggi ha preso parte a Parigi al cda di Telt.  Dal tavolo è emerso che "il cofinanziamento dell'Unione europea sale al 55% per la parte internazionale. Ottenuto il finanziamento al 50% anche per la tratta nazionle da Bussoleno al nodo di Torino".  Per Cirio è una "giornata storica. Domani scriverò al premier Conte a cui chiederò di dare certezza all'Europa e consentire a Telt di inviare i capitolati alle imprese che parteciperanno ai bandi approvati oggi". 

FONTI MIT: BANDI REVOCABILI - Fonti del ministero dei Trasporti frenano sulla risoluzione del board Telt, avvisando che i bandi autorizzati sono comunque revocabili. Come per quelli pubblicati a marzo per il versante francese, vale "la limitazione al solo invito a presentare candidature, il preventivo avallo degli Stati all'avvio della fase successiva dei capitolati e infine l'inserimento della facoltà di rinuncia senza oneri né per Telt, né per gli Stati".