Roma, 10 marzo 2019 - L’ultima parola sulla realizzazione della linea Torino-Lione non spetta al governo e nemmeno al presidente del Consiglio ma al Parlamento. Dopo il rinvio di sei mesi di qualsiasi decisione sul tema, ottenuto con la lettera di Giuseppe Conte a Telt, Giancarlo Giorgetti fa il punto sulla Tav.

Giorgetti: "Ridiscutere il progetto non significa bocciarlo"

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, intervistato da Lucia Annunziata, spiega che la lettera del premier ha ottenuto come primo effetto benefico quello di aprire una discussione con la Francia: “Conte vuole ridiscutere il progetto, non semplicemente escluderlo, ma rivederlo con le autorità francesi. Questa è una prerogativa che ci siamo ripresi, il governo ha fatto bene”, sottolinea l’esponente del governo: “L'analisi costi benefici va discussa con il governo francese che dovrà valutare come continuare questa opera”.

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Ma non c’è solo il governo francese, chiamato in causa. Il sottosegretario avverte che sarà l’Europa che, a suo dire, dovrebbe aiutare l’Italia che, a differenza di altri paesi, “per realizzare un’opera di questo genere deve scavare sotto le Alpi”, e naturalmente l’ultima parola a riguardo sarà del Parlamento italiano nel suo insieme: “Per fermare il Tav serve una ratifica da parte delle Camere“.

Di Maio assediato dai cronisti: "Le infrastrutture vanno fatte"

Da un versante all'altro dell'esecutivo, Luigi Di Maio al Villaggio Rousseau di Milano, subissato di domande sulla Tav, esclude possibilità di crisi e sul governo assicura che "è destinato a durare altri quattro anni". Mentre sulle infrastrutture dice che queste vanno fatte "siano esse grandi, medie e piccole, digitali e fisiche".

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Poi, incalzato dai cronisti sul tema della Tav e la scadenza dei sei mesi per la realizzazione dei bandi di gara, il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro spiega: "Tutto quello che dobbiamo affrontare nei prossimi mesi lo affronteremo e non lo rimanderemo. Chi ha vinto sulla Tav? Non è una partita di calcio. Qui stiamo parlando di governare un Paese, quindi basta col folclore, con chi ha vinto e con chi ha perso". Le rezioni alla mossa di Giuseppe Conte sembrano far propendere per una soluzione di compromesso.