Lavoro (foto d'archivio)
Lavoro (foto d'archivio)

Roma, 17 gennaio 2018 - La proposta di Silvio Berlusconi, lanciata nell’intervista al nostro giornale, per una terapia choc di sei anni contro la disoccupazione giovanile (zero tasse e zero contributi per le assunzioni dei giovani) trova il consenso sostanziale delle associazioni imprenditoriali (da Confindustria a Confcommercio, alla Cna), ma anche un certo scetticismo sulla sua fattibilità pratica. E sulla stessa linea si pongono i giuslavoristi. Per tutti, centrale è il capitolo costi: una soluzione di questa portata non potrebbe costare meno di 40-50 miliardi di euro, circa 8-9 mila euro l’anno. Una cifra ragguardevole che necessiterebbe – si sottolinea – di una copertura altrettanto significativa. La ricetta di Berlusconi è, al momento, delineata per grandi linee, ma i capisaldi sono netti. "Nell’immediato – ha spiegato il leader di Forza Italia – una serie di provvedimenti fra i quali l’eliminazione di ogni tassa o contributo per i primi sei anni (contratto di praticantato e contratto di primo impiego) per chi assume un giovane a tempo indeterminato". Il versante contributivo dell’incentivo è evidente: si tratta di un risparmio, per le imprese, di circa 8 mila euro l’anno per ogni neoassunto. Più incerto lo sgravio fiscale, perché rimane indefinito il beneficiario dello sconto, se il lavoratore o l’impresa.

Di certo, per fare un po’ di esempi, siamo in presenza di una detassazione rilevante: su uno stipendio di 15 mila euro, il risparmio fiscale sarebbe di circa 2 mila euro; su una retribuzione di 20 mila euro, lo sconto arriverebbe a 3.500 euro l’anno; su 25 mila, si salirebbe oltre i 5 mila euro di tasse in meno. È del tutto evidente che anche se una quota dello sgravio finisse in busta paga, anche i lavoratori si troverebbero a beneficiare di una fetta di stipendio netto in più: anche tra i 100 e i 200 euro in più mensili. Di certo, le associazioni delle imprese guardano con favore a operazioni di questa portata. Da Confindustria nessun commento ufficiale ma traspare "soddisfazione per l’attenzione riservata alle politiche per lo sviluppo del lavoro, in particolare giovanile, che com’è noto sono al centro del progetto per il Paese che l’Associazione presieduta da Vincenzo Boccia presenterà alle Assise Generali in calendario il 16 febbraio a Verona".

Altrettanto positiva l’attenzione di Confcommercio. "Le imprese sono molto attente ai temi del lavoro – si fa sapere - perché la competitività del nostro sistema produttivo passa attraverso la riduzione del costo del lavoro e del conseguente cuneo fiscale e contributivo. Un problema endemico della nostra economia che va certamente aggredito". Più scetticismo dagli artigiani della Cna: "In campagna elettorale – si osserva – tutte le promesse hanno una loro intrinseca fascinazione che purtroppo, spesso, si scontra con la effettiva capacità di diventare atti concreti".

Tra scetticismo e cautela la lettura di Emmanuele Massagli, presidente di Adapt, il Centro studi fondato da Marco Biagi: "L’ultima delle proposte berlusconiane è, tutto sommato, da leggersi in linea di continuità con alcune delle politiche renziane del lavoro, quelle più apprezzate dal mondo dell’impresa. Le differenze sono invece da ricercarsi nella natura universale della proposta piddina e nella esplicita identificazione dei giovani come destinatari nell’ultima idea di Berlusconi. Tale limitazione, dati del mercato del lavoro alla mano, è logica e rende più concreto il progetto berlusconiano, poiché ne abbatte i costi. Certo, resta un progetto di almeno 40/50 miliardi di costo in sei anni".