Roma, 8 ottobre 2019 - Oggi è il giorno del taglio dei parlamentari. La riforma-bandiera dei 5 stelle è passata nel pomeriggio alla Camera: ha avuto il via libera con 553 sì, 14 contrari e due astenuti. Un voto che era praticamente certo, blindato anche dall'accordo sulle riforme raggiunto nella coalizione di governo, e che è stato salutato da un applauso dell'Aula, proveniente soprattutto dai banchi di M5s. Hanno votato a favore tutti i gruppi tranne +Europa, per un totale di 553 sì, 14 no e due astenuti. Chi temeva franchi tiratori, quindi, è stato smentito.

Su Twitter il premier Giuseppe Conte parla di giornata storica: "Approvato dal Parlamento il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari. Una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l'Italia è una giornata storica". 

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E davanti alla Camera Luigi Di Maio gongola: "Una grandissima vittoria per i cittadini italiani". E rivolgendosi ai suoi sostenitori in piazza per festeggiare:  "Questa é la vostra vittoria", ha detto. Ai cronisti il ministro degli Esteri spiega: "E' un fatto storico, una grandissima vittoria del popolo, dei cittadini italiani visto che in Parlamento passiamo da 945 a 600 parlamentari e lo facciamo con una riforma storica che ricorderanno tutti, i nostri figli e i nostri riposti. E' emozionante e importantissimo". Poi rassicura a distanza gli alleati dem: "Siamo stati e saremo sempre leali. Abbiamo stabilito un percorso per mettere a posto i regolamenti della Camera e del Senato, le leggi elettorali, per fare in modo che si attivino tutti i pesi e contrappesi che servono a questa riforma. Si apre un problema di rappresentanza? Di questo discuteremo da domani".

Scrive su Facebook anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti: "La riduzione dei parlamentari è una riforma che il centrosinistra e il Pd portano avanti, in forme diverse, da 20 anni. Oggi abbiamo deciso di votarlo tenendo fede al primo impegno del programma di Governo e anche perché abbiamo ottenuto, così come da noi richiesto, che si inserisca dentro un quadro di garanzie istituzionali e costituzionali che prima non c'erano. Ecco il motivo del nostro sì, rispetto al no che avevamo dato qualche mese fa. Ora andiamo avanti per migliorare la vita degli italiani". A 'Di martedì' su La7 parla Pierluigi Bersani. "Questa cosa è partita zoppa, malamente perché è stata lanciata con un messaggio negativo e cioè le poltrone. Adesso c'è stata una novità e la cosa viene messa dentro a un processo di riforma che ha una sua logica: regolamenti parlamentari, legge elettorale, circoscrizioni del Senato e così via". 

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La riforma del Parlamento e il confronto con gli altri Paesi

Da oggi l'Italia, tra i grandi Paesi europei, è quello con la rappresentanza parlamentare più bassa in proporzione al numero dei suoi abitanti. Dopo l'ok alla Camera, la parola potrebbe passare ai cittadini per un referendum confermativo. Il sì definitivo del parlamento è arrivato alla quarta lettura e ha dato il via alla riduzione del numero dei parlamentari: alla Camera si passa da 600 e 400 deputati mentre al Senato da 315 a 200, con un risparmio stimato, secondo il M5S, di 100 milioni l'anno, 500 a legislatura.

Una cifra che però è stata ridimensionata dall'Osservatorio dei Conti Pubblici, secondo il quale secondo il quale il risparmio annuo si attesterebbe a 57 milioni l'anno e 285 per legislatura. I numeri certi si hanno nel rapporto tra cittadini ed eletti, con la riforma ci sarà un eletto ogni 151 mila abitanti alla Camera e un senatore ogni 302 mila. In Francia, Regno Unito e Germania il rapporto è un eletto ogni 100-110 mila abitanti.

I tagli non risparmieranno gli eletti all'estero: otto per la Camera, dai dodici attuali, e quattro per il Senato, dai sei attuali. Entro tre mesi ci sarà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e potrebbe essere presentata, da un quinto dei membri di una delle due Camere, da 500 mila elettori o da cinque consiglieri regionali, un referendum confermativo. Misura popolare fuori dai palazzi, meno tra giuristi e costituzionalisti che criticano la scarsa rappresentanza tra elettori ed eletti e rende i gruppi parlamentari più piccoli e controllabili da leader e segretari, due elementi che rischiano di allontanare ancora di più i cittadini dalla politica. Per la maggior parte dei costituzionisti si tratta di una riforma spot, a meno che non venga seguita da una riforma costituzionale più ampia.

Per gli esperti la riduzione del numero dei parlamentari di per se non porterà a un miglioramento dell'efficienza dell'iter legislativo, se non si supera il bicameralismo perfetto. Altro tema sul tavolo rigurada la necessità di cambiare la legge elettorale, imprescindibile con il taglio dei parlamentari. Riforma che ha visto il via libera quasi trasversale, con il sì anche di parte dell'opposizione, più difficile sarà trovare un accordo sulla nuova legge elettorale.

Taglio dei Parlamentari, i 5 stelle festeggiano davanti a Montecitorio (Lapresse)

La festa dei 5 stelle: "Meno parlamentari, più asili nido"

Uno striscione con undici gigantesche poltrone e un paio di forbici enormi di cartone. Così i deputati M5s hanno festeggiato davanti a Montecitorio il via libera definitivo al taglio del numero dei parlamentari da parte dell'aula della Camera.  All'arrivo di Luigi Di Maio, accompagnato da Riccardo Fraccaro e Federico D'Incà, lo striscione con le poltrone è stato strappato dai pentastellati e sotto è comparso un altro striscione con la scritta: "Meno 345 parlamentari, un miliardo per i cittadini". Diversi deputati reggevano dei cartelli con la scritta "Meno parlamentari, più asili nido".

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+Europa: ghigliottina sulla Costituzione

Una ghigliottina e la scritta "Non mutilate la Costituzione": è la protesta di +Europa, inscenata in piazza Montecitorio.  Il segretario di 'Più Europa', Benedetto Della Vedova.  "Questa non è una riforma costituzionale che preveda anche la riduzione del numero degli eletti. Questo è un colpo di machete, una mutilazione, una ghigliottina sulla Costituzione. È la vittoria del Movimento 5 Stelle che è sempre stato, da 10 anni del vaffa ad oggi, un movimento anti-politico e anti-parlamentare. Loro sono contro il Parlamento, dicono che bisogna fare tutto su Rousseau. Oggi, con la corresponsabilià del Pd e di Renzi che hanno sempre votato contro, si compie definitivamente lo scempio della democrazia parlamentare in Italia. Perché il taglio sarà per sempre, tutte le altre cose che dicono serviranno (una legge elettorale) sono scritte sulla sabbia. La cosa certa è che oggi la Costituzione come l'abbiamo conosciuta, sparisce".

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Sgarbi contro tutti alla Camera. E ha chiesto il voto segreto

Il presidente della Camera Roberto Fico ha respinto la richiesta di Vittorio Sgarbi - che voleva il voto segreto - ricordando che "non è previsto" per le riforme costituzionali. Il critico d'arte è una delle voci fortemente contrarie: "Siamo davanti a uno stupro del Parlamento fatto da soggetti che ora sono minoranza nel Parlamento e che i voti non li hanno presi loro ma Beppe Grillo", attacca in Aula. E ancora, puntando agli scranni grillini: "Con il potere di intimidazione che ebbe solo Mussolini voi ricattate il Pd e Forza Italia viva", dice Sgarbi usando il nome di 'Forza Italia viva', per riferirsi al partito di Berlusconi e alla formazione di Matteo Renzi, 'Italia viva', mettendoli insieme come unico schieramento.

E attacca i M5S bollandoli come "ipocriti, bugiardi, falsi, ricattatori come Mussolini". Ma ne ha anche contro il Pd che "fino ad ora ha votato contro ed è ricattato da un movimento politico che pensa solo a come non perdere le poltrone", ma anche Fi e Fdi. "Celebriamo un funerale di un Parlamento che fu", sostiene ancora. Sgarbi è poi protagonista di un diverbio con la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni, che lo invita a moderare il linguaggio quando definisce "una stronzata" questa riforma. "Quella parola l'ha usata Polverini - è la replica - Devo citare Dante, Pasolini, Machiavelli? Cazzus!". E in Aula esplode una risata. 

Più silenziosa ma altamente simbolica la protesta del deputato azzurro Francesco Paolo Sisto, che su Facebook spiega così il suo gesto: "Protesto (e non voto) a Montecitorio contro il massacro della Costituzione, come Tommie Smith alle Olimpiadi 1968 in Messico ..."