Occhetto annuncia la svolta nella sede del Quartiere Navile di Bologna (FotoSchicchi)
Occhetto annuncia la svolta nella sede del Quartiere Navile di Bologna (FotoSchicchi)

Bologna, 12 novembre 2019 - Paolo Mieli, il nove novembre 1989 cade il Muro di Berlino e solo il 12, tre giorni dopo, il Pci cambia nome. Un po' tardi.
"Nel Partito comunista c’era stata una minoranza intellettuale, esigua, che quantomeno del cambiamento del nome aveva iniziato a parlarne...".

Napolitano?
"Napolitano sempre in modo ambiguo. Mi riferisco a Guido Carandini. Aveva lasciato il segno. Ma era rimasto lì. Ancora negli anni Settanta gli organi di stampa del Pci definivano i paesi dell’est ’regimi con tratti illiberali’".

Prendevano anche i soldi...
"Era l’aspetto meno importante. In realtà avevano una base non solo operaia ma intellettuale che alla scissione dal rapporto con l’Unione sovietica era contraria".

Perché il Pci arrivò così tardi alla svolta?
"Erano convinti di essere diversi, e perciò non avevano mai davvero preso le parti contro l’Unione sovietica. Pensavano che le frasi di Berlinguer sulla Nato potessero bastare. Il processo di emancipazione fu lentissimo".

Il Pds che nacque dalla Bolognina raffigurò nel simbolo una quercia con alla base la bandiera del Pci e la falce e martello. Una svolta incompiuta.
"Occhetto fu coraggiosissimo, e l’accelerazione fu in gran parte improvvisata. Tutti restammo sorpresi. La resistenza all’interno del partito fu enorme, e non solo da parte di chi se ne sarebbe uscito. Dissero che Occhetto era un pasticcione, che l’aveva fatta male. La realtà è che se non l’avesse fatta in quel modo ci avrebbero messo ancora anni, e sarebbero restati sommersi da Mani Pulite. Occhetto ha salvato il partito".

Vediamola dall’oggi. La sinistra post-Bolognina è riuscita a entrare nella famiglia dei moderni partiti socialdemocratici?
"Non vollero prendere il nome socialista, e fu un errore. Avrebbero dovuto riconoscere che in ciò che li aveva divisi, i socialisti avevano avuto ragione".

E’ mancata un’autocritica che pesa ancora oggi?
«Si sono inventati che nessuno era mai stato comunista, che tutti avevano sul comodino i libri di Toqueville. Adesso paragonano il Muro di Berlino ai muri che ci sono in giro per il mondo...».

Retorica.
"Più che altro un errore. Il muro di Berlino impediva alle persone di uscire e ti tratteveva all’interno come in una prigione, quelli di oggi delimitato i confini. E si sa che gli stati hanno i confini".

Qual è il compito della sinistra nel terzo millennio? Ormai tutti vanno a scuola, le pensioni ci sono, il welfare bene o male funziona... La sinistra può confinarsi solo nei diritti civili e nella difesa dei migranti?
"Credo che il compito di una sinistra moderna sia una difesa difficile delle cose che lei ha citato, riconoscendo che molto spesso il welfare è stato usato per coprire altro, non sempre commendevole. Purtroppo la sinistra e il comunismo sono adatti nei momenti delle vacche grasse, che adesso sono finite".

Distribuiscono certezze.
"Si, ma adesso le certezze non ci sono più".

E quando dominano le incertezze, ecco che emergono paura e disorientamento.
"Argomenti su cui la destra ha saputo aprirsi spazi, e su cui l’ideologia populista ha prosperato. Come pure su uno degli altri frutti della fine del sistemna dei partiti post-Bolognina".

Quale?
"Lo spirito anticasta di inizio anni Novanta, da Mani pulite in poi. In quegli anni la sinistra ha pensato di costruire un suo futuro andando a caccia di malfattori senza però porsi il problema dello sviluppo. Lì per lì poteva funzionare, ma poi le destre si sono mosse meglio su questi argomenti".

Alla sinistra di oggi servirebbe un’altra Bolognina?
"Hanno già cambiato nome spesso, direi di no. Semmai una seria riflessione sui propri errori".

Nel luogo dove Occhetto annunciò il cambio del nome, la sede del quartiere Navile, adesso c’è un parrucchiere cinese.
"La memoria di quella svolta è rimasta innervata dai giudizi di allora. Un pasticcio, un casino, si pensava. La stessa figura di Occhetto è stata messa da parte. Se avessero avuto maggior senso della storia, della loro storia, l’avrebbero dovuta salvare. Non credo sarebbe costato molto".

L’Emilia rossa della Bolognina è davvero contendibile ?
"Era già contendibile ai tempi di Guazzaloca. Mi colpisce però che l’Emilia Romagna, una delle poche cose ben fatte nella storia del Pci, non abbia mai rappresentato niente nell’identità dello stesso Pci. Non ci sono mai stati dirigenti emiliani, non c’era un orgolio politico emiliano. L’unico dirigente è stato Bersani, ma eravamo già al Pd".