Il governo è intenzionato ad approvare la proroga dello stato d’emergenza fino al 31 marzo. Quindi una proroga di tre mesi, per traghettare l’Italia fuori dalla stagione più fredda. La decisione dovrà passare da un Cdm, che si terrà oggi pomeriggio saltando la cabina di regia. "Decideremo nelle prossime ore", spiega il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini. L’accelerazione è stata decisa da Mario Draghi per dare un segnale sulle priorità della pandemia. Che prosegue con la variante Omicron che preoccupa (in alcune regioni come il Veneto, "siamo in una fase acuta", ha sottolineato il governatore Zaia) e per quanto a più lenta...

Il governo è intenzionato ad approvare la proroga dello stato d’emergenza fino al 31 marzo. Quindi una proroga di tre mesi, per traghettare l’Italia fuori dalla stagione più fredda. La decisione dovrà passare da un Cdm, che si terrà oggi pomeriggio saltando la cabina di regia. "Decideremo nelle prossime ore", spiega il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini. L’accelerazione è stata decisa da Mario Draghi per dare un segnale sulle priorità della pandemia. Che prosegue con la variante Omicron che preoccupa (in alcune regioni come il Veneto, "siamo in una fase acuta", ha sottolineato il governatore Zaia) e per quanto a più lenta diffusione rispetto alla variante Delta, potrebbe causare un’impennata di casi già nei prossimi giorni.

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Dunque, Draghi si ritrova costretto a varare un provvedimento di proroga totalmente nuovo vista l’impossibilità di confermarlo in via amministrativa; per legge, lo stato di emergenza può durare al massimo 24 mesi, ossia fino al 31 dicembre 2021. Per la proroga è quindi necessario un nuovo decreto che azzera – di fatto – i tempi trascorsi consentendo in caso di necessità, di avere uno stato di emergenza ancora per altri due anni. Un tempo davvero lungo che nessuno si augura di dover "coprire" ancora con le regole che hanno scandito la vita di tutti dall’inizio della pandemia, ma la proroga consentirà al governo di continuare a ricorrere ai Dpcm, decreti che non devono ricevere l’approvazione parlamentare. Inoltre, durante lo stato d’emergenza, le Regioni possono continuare a firmare ordinanze seppur in osservanza delle linee guida al governo: resta dunque in funzione la cosiddetta "cabina di regia" alla quale partecipano i vari governatori. Continuerebbero poi le loro attività anche gli organismi creati per far fronte alla pandemia: il commissario straordinario e il Comitato tecnico scientifico, istituito il 5 febbraio 2020 con ordinanza del ministero della Salute. Con la proroga, non cambierebbero nemmeno le regole sullo smart working o sulle procedure sulle restrizioni. E sarà sempre consentito attivare tutte quelle misure di prima necessità relative alle misure di approvvigionamento sanitario (ovvero le dosi dei vaccini) che altrimenti dovrebbero sottostare alle rigide regole del mercato e delle gare europee. Insomma, la pandemia morde ancora, seppur con una curva d’incidenza più lenta, ma con un crescendo di casi che fa immaginare gli oltre 25mila per Natale.

Irritata la reazione di Giorgia Meloni (FdI): "Ora il cittadino è un suddito: devi stare zitto, pagare, e decido pure quando esci di casa. Ma che emergenza è dopo due anni?". Con una sola voce, invece, i partiti della maggioranza, a partire dal Pd ("Credo sia maturo – ha spiegato il segretario dem Letta – il momento in cui governo annunci la proroga dello stato di emergenza, la condizione con la quale evitiamo di trovarci oggi come l’Olanda") con Salvini che, per altro, non chiude: "Aspettiamo di confrontarci con sindaci e governatori per capirne necessità o meno. Non do giudizi ideologici a priori". Anche Giuseppe Conte (M5S) spinge per la proroga. Divisi i presidenti di Regione (Fedriga dice "no"), ma prima della decisione dell’esecutivo non si esclude un incontro tra i governatori e il governo.