Sondaggi: il consenso dei partiti
Sondaggi: il consenso dei partiti
Giorgia Meloni ha messo la freccia del sorpasso. Non solo tra il suo partito e la Lega ci sono oramai due punti di differenza ma, con un balzo, ha superato il Pd di Letta, relegando al quarto posto i 5 Stelle. È la fotografia che ci restituisce la supermedia Youtrend-Agi dei sondaggi realizzati dal 20 maggio al 2 giugno dai principali istituti italiani. Continuando così nel giro di poche settimane, massimo qualche mese, la Meloni potrebbe diventare la leader del centrodestra e nutrire ambizioni legittime per Palazzo Chigi. Con l’attuale legge elettorale, assicurano i tecnici, non c’è partita per il centrosinistra. Certo, la foto di oggi vale per oggi. Non solo per la sempre possibile fallacia delle rilevazioni, ma per la volatilità delle intenzioni di voto di un elettorato che cambia idea alla velocità della luce. E per l’impatto dei prossimi avvenimenti,...

Giorgia Meloni ha messo la freccia del sorpasso. Non solo tra il suo partito e la Lega ci sono oramai due punti di differenza ma, con un balzo, ha superato il Pd di Letta, relegando al quarto posto i 5 Stelle. È la fotografia che ci restituisce la supermedia Youtrend-Agi dei sondaggi realizzati dal 20 maggio al 2 giugno dai principali istituti italiani. Continuando così nel giro di poche settimane, massimo qualche mese, la Meloni potrebbe diventare la leader del centrodestra e nutrire ambizioni legittime per Palazzo Chigi. Con l’attuale legge elettorale, assicurano i tecnici, non c’è partita per il centrosinistra. Certo, la foto di oggi vale per oggi. Non solo per la sempre possibile fallacia delle rilevazioni, ma per la volatilità delle intenzioni di voto di un elettorato che cambia idea alla velocità della luce. E per l’impatto dei prossimi avvenimenti, primo fra tutti le elezioni amministrative.

VIDEO / La Meloni da Draghi

Ciò non toglie che l’ascesa della Meloni non stupisca i sondaggisti: "È un trend importante, che viene da lontano: c’è un travaso di consensi dalla Lega a Fd’I", sottolinea Giovanni Diamanti, fondatore di Quorum-YouTrend. "È una leader carismatica, che ha avuto la tenacia di andare avanti per la sua strada: poche idee ma chiare – scandisce Fabrizio Masia (Emg) –. E il fatto di avere il monopolio dell’opposizione aiuta ad attrarre verso di sé gli scontenti". Nessun esperto si sbilancia fino a profetizzare se sia destinata a superare nei sondaggi un Salvini, in calo costante dal 2019, ma molti pensano ce la possa fare. Tra gli scettici, c’è Roberto Weber: "Non credo che Fd’I esprima il potenziale che emerge dai sondaggi. È troppo elevato: la Meloni dovrebbe avere un indice di popolarità molto più alto di quello attuale. È su una soglia elevata, 4-5 punti sopra alle cifre raggiunte da Alleanza nazionale, ma sotto il 20".

Tra i due litiganti non gode il terzo: la medaglia di bronzo sta stretta al Pd. Sorprende il Nazareno l’assenza di variazioni dopo il passaggio di consegne al vertice, che il nuovo segretario ha cercato di rendere il più fragoroso possibile. Le cifre sono quelle, testimonianza di uno zoccolo duro che regge ma non decolla dall’epoca del primo exploit di Renzi, il quale si rivolgeva a un elettorato ben più vasto. Altri tempi: oggi la situazione del senatore di Rignano è inversamente proporzionale alla sua visibilità: si potrebbe dire che più si parla di lui, meno elettori propendono a votarlo. "Viene considerato troppo furbo, per questo non è apprezzato", avverte Nicola Piepoli dell’istituto omonimo di sondaggi.

E Letta perché non ingrana? "Non entusiasma", spiega Weber. C’è chi sostiene che più va a sinistra, più perde voti: secondo Masia deve trovare una "linea precisa, definendo un posizionamento e lanciando proposte programmatiche, non puntando solo sui valori. Oltre a comunicare che tra tre mesi non ci sarà un altro leader". Il problema non è cosa di oggi. È possibile che prima o poi la segreteria di Letta decolli, ma pure nella migliore delle ipotesi i confini sono quelli. Di qui l’importanza di un’alleanza capace di dominare quella parte del polo di sinistra per cui il Pd sarà sempre troppo moderato.

Un capitolo a sé meritano i Cinquestelle: lì sì che va registrato uno scarto netto rispetto alla norma. Il partito è oramai invisibile, le dichiarazioni arrivano con il contagocce, il quadro interno è da guerra per bande e tuttavia pur avendo perso metà dei consensi rispetto a tre anni fa, si mantiene da mesi intorno alle stesse posizioni. Come mai? La risposta dei sondaggisti è duplice: intanto, dicono, sono ancora forti al Sud, e poi hanno l’asso Conte nella manica. "Piace molto alla gente perché è considerato più istituzionale e meno politico", riassume umori comuni Diamanti. L’incognita alla fine è proprio l’ex premier.

Sulla carta, il risultato delle prossime politiche è già scritto, a meno che Conte non riesca a sovvertire il pronostico: "C’è una barca di voti che non si sa ancora dove andranno", conferma Weber. Anche perché se a tutti è chiaro il motivo del tracollo di Forza Italia (il partito era Berlusconi, ma quel ruolo ora il Cav non può più svolgerlo) le questioni insolute sono altre: come mai nessuno è ancora riuscito a occupare quella postazione e cosa succederà quando qualcuno riuscirà a rivolgersi di nuovo all’area moderata e centrista.