Roma, 28 maggio 2020 - Nella lite sempre più cruenta tra Nord e Sud sul passaporto sanitario in vista dell'ok, il 3 giugno, agli spostamenti tra regioni - e soprattutto delle vacanze estive - entra a gamba tesa il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che in audizione alla Camera mette i paletti del Governo.

Punto primo, il passaporto sanitario è incostituzionale: "Rileggete l'articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone", sottolinea Boccia. E continua: "Se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". 
Insomma, le regioni non possono richiedere ai turisti l'esibizione di un passaporto sanitario che attesti la salute del singolo cittadino, per la semplice motivazione che in Italia il passaporto sanitario non esiste, altrimenti lo avremmo già tutti in tasca assieme alla carta di indentità.

Nessun distinguo tra regioni

Dunque, continua il ministro,  "nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti". Boccia, ha sottolineato che comunque in ogni decisione peseranno le indicazioni degli esperti.

L'impatto differenziato del virus

"E' evidente che c'è stato un impatto differenziato del virus sia dal punto di vista sia sanitario che economico. E' presto per fare un bilancio e ha senso aspettare le valutazioni scientifiche, ma quello che è successo a Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza è oggettivamente di una virulenza non riscontrata in altre province italiane", sottolinea poi Boccia.

Toscana, dal 3 giugno accesso alle seconde case

Solinas: litania neocentralista

"Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l'inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell'architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V - attaccail governatore della Sardegna Christian Solinas - Dal ministro ci saremmo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni". 

"Qui non è in discussione la libera circolazione come strumentalmente evocata dal ministro Boccia - insiste Solinas - ma l'esigenza di un bilanciamento virtuoso tra valori e interessi costituzionalmente garantiti, a partire dalla tutela della salute pubblica". Per il governatore sardo "è a dir poco sorprendente che parli di incostituzionalità di una proposta come il certificato di negatività al virus chi ha derogato a norme costituzionali e diritti fondamentali con atti amministrativi emergenziali". Dunque, chiarisce, "non sono interessato a polemiche sterili, ideologiche e strumentali. Se qualche ministro è contrario ci dica quale alternativa propone al nulla, per garantire la salute pubblica. La certificazione dello stato di negatività al virus è una linea di tendenza internazionale, dalle Canarie alla Corea del Sud, anche con un'iniziativa dell'organizzazione mondiale del turismo di più ampia portata come il passaporto sanitario digitale".

Musumeci: chiusura (per ora) fino al 7 giugno

"Una patente per venire in Sicilia? Verrà chiesto solo il rispetto del protocollo di sicurezza, però si dovrà essere molto prudenti. E l'amico Sala se vuole venire in Sicilia può farlo con tanto piacere: a lui non chiederemo alcuna patente, nemmeno quella dell'auto", dice il governatore siciliano Nello Musumeci sull'ipotesi del passaporto sanitario, per l'ingresso in Sicilia per chi proviene dalle regioni più a rischio. 
"Nessuna patente di immunità - spiega - ma un protocollo di sicurezza". E il governatore conferma al momento la chiusura della regione fino al 7 giugno. "E' un conflitto fra cuore e ragione - ha proseguito - il cuore vorrebbe che tutti gli alberghi fossero stracolmi e i lidi balneari affollatissimi, per ridare ossigeno alla nostra economia. Ma la ragione vorrebbe  che alla fine di questa estate non si dovessero contare nuovi contagi".
E sulla sicurezza insiste: "Vorremo che le linee generali fossero date dallo Stato. Perché la mobilità interregionale non può essere a macchia di leopardo". Per una data probabilmente si dovra' attendere "fino al 3 giugno - prosegue il governatore - però, fino ad allora, vige l'ordinanza che autorizza solo la mobilità all'interno della regione, in vigore fino al 7 giugno. Probabilmente decideremo nei prossimi giorni, dopo la conferenza Stato-regioni. Se non ci sarà aumento di contagi noi saremo nelle condizioni di approntare la mobilità interregionale". 

De Magistris: no confini ma cautela

"Non sono il sindaco che mette i confini e non è razzismo, credo solo che si debba stare attenti e tutelare un equilibrio nazionale. Bisogna fare i tamponi a chi si muove: è il minimo che si deve chiedere perché con il liberi tutti ci potremmo trovare con il rischio di un nuovo aumento del contagio e se ritorniamo indietro la ripartenza non si avrà mai più", si inserisce  il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. La sua posizione, spiega, "non è di discriminazione verso Lombardia e Piemonte ma visti i contagi, che in quelle zone sono ancora forti, credo che sia nell'interesse di tutti avere un po' di attenzione e fare i tamponi a tutti coloro che si spostano sarebbe una garanzia per il cittadino, per i suoi familiari e per la comunità".