Giuseppe Conte e Riccardo Fraccaro (LaPresse)
Giuseppe Conte e Riccardo Fraccaro (LaPresse)

Roma, 12 settembre 2019 - "Domani (oggi, ndr) sarebbe buono riuscire a completare la squadra di governo per essere quanto prima pronti a partire», diceva, ieri mattina, il premier Giuseppe Conte da Bruxelles. Facile a dirsi, meno facile a farsi. Infatti, a sera, filtra la notizia dello stop: troppe tensioni, soprattutto interne ai 5 Stelle, quindi è probabile un rinvio. Morale, al Cdm di oggi, nessuna cerimonia è in vista: per conoscere i nomi di viceministri e sottosegretari bisognerà attendere domani.

Il governo, però, nominati i 21 ministri e incassata la fiducia, ha bisogno della squadra di governo al completo per poter operare. Senza il sottogoverno l’attività delle Camere, a partire dalle commissioni, si ferma. Ergo, urge trovare la quadra. In totale, 44-45 nomi così suddivisi: 22-23 ai 5 Stelle, 17-18 al Pd, 1-2 a LeU, considerando che per legge il governo non può avere più di 65 membri. Il guaio è che, come ai maxi-concorsi pubblici, per 45 posti sono state presentate circa 130 ‘domande’. E i 5 Stelle hanno anche formulato una cinquina di nomi da cui Di Maio, alla fine, dovrà scegliere, anche se Conte vorrà – come pure sui nomi del Pd – avere l’ultima parola. Nel Pd per una volta i giochi sono quelli più facili. Il capodelegazione, Franceschini, ha lavorato con Zingaretti e anche con Renzi. Rispetto degli equilibri tra le correnti e tra aree geografiche i princìpi ispiratori. In quanto a deleghe, al Pd andranno quella dell’Editoria (Walter Verini, in pole, o Andrea Martella), gli enti locali, compresa Roma Capitale (Roberto Morassut), un viceministro all’Economia (Antonio Misiani), un sottosegretario agli Interni (Lele Fiano), uno o due agli Esteri (Lia Quartapelle e Marina Sereni), un viceministro all’Istruzione (Anna Ascani).

Pd, ora Zingaretti teme lo scisma di Renzi

Tra i nomi che invece girano vorticosamente ci sono quelli di Luigi Marattin (renziano), per un ministero economico, di Gian Paolo Manzella (zingarettiano) per il Mise, Piero De Luca (Infrastrutture o Mise), De Vincenti, Mirabelli, eccetera. Due quelli in quota LeU: Rossella Muroni (Ambiente) ed Erasmo Palazzotto (Sinistra italiana), forse al Lavoro.

In casa M5s, invece, il toto-nomi ricorda ‘la Corrida’. Se Laura Castelli resterà come viceministro all’Economia, Stefano Buffagni verrà dirottato alle Infrastrutture con identica carica (i due sono entrati in concorrenza). Poi c’è Francesco D’Uva (Beni culturali o Interno). Tra i sottosegretari girano forti i nomi di Giancarlo Cancelleri (Infrastrutture), Vittorio Ferraresi (Giustizia), Luca Carabetta (Mise), Carlo Sibilia (Interno) e Manlio Di Stefano (Esteri), ma anche Claudio Cominardi (Lavoro), Giorgio Trizzino (Salute), Mattia Fantinati (Pa), Giuseppe Brescia (Rapporti col Parlamento), Vittoria Baldini, Vito Crimi, Ugo Grassi e anche quelli di Elisabetta Trenta (Interno) e Barbara Lezzi (Autonomie). Infine, il segretario generale di Palazzo Chigi, Roberto Chieppa, non diventerà sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Conte dovrà fidarsi del sottosegretario unico (M5s) Fraccaro.