Ncola Zingaretti e Giuseppe Conte (ImagoE)
Ncola Zingaretti e Giuseppe Conte (ImagoE)
Giuseppe Conte alla guida dei 5 stelle quanto vale dal punto di vista elettorale? Un recentissimo sondaggio Swg per La7 ha svelato che l’ex premier a capo di quel che resta dei grillini guadagnerebbe 6,2 punti, arrivando al 22% delle preferenze, riprendendo la Lega (al 22,3%) e facendo perdere al Pd un 4,3% (si piazzerebbe al 14,2%). Dati che hanno fatto tremare il Nazareno, ma che vengono confermati anche da Alessandra Ghisleri. "Stiamo parlando della fotografia di questo momento storico – spiega la sondaggista – dove Conte nel ruolo di leader del M5s, secondo i miei dati, fa arrivare i 5 stelle al 20% e fa lasciare sul campo al Pd il...

Giuseppe Conte alla guida dei 5 stelle quanto vale dal punto di vista elettorale? Un recentissimo sondaggio Swg per La7 ha svelato che l’ex premier a capo di quel che resta dei grillini guadagnerebbe 6,2 punti, arrivando al 22% delle preferenze, riprendendo la Lega (al 22,3%) e facendo perdere al Pd un 4,3% (si piazzerebbe al 14,2%). Dati che hanno fatto tremare il Nazareno, ma che vengono confermati anche da Alessandra Ghisleri. "Stiamo parlando della fotografia di questo momento storico – spiega la sondaggista – dove Conte nel ruolo di leader del M5s, secondo i miei dati, fa arrivare i 5 stelle al 20% e fa lasciare sul campo al Pd il 5%. Ma mantenere queste intenzioni di voto è tutt’altro che semplice, perché Conte deve riuscire a tenere insieme le tante e litigiose anime grilline cercando di far corrispondere il partito a quella che è la sua immagine ’istituzionale’, di uomo garbato, educato, di area progressista che è uscito da Palazzo Chigi con un consenso personale che sfiorava il 42%, dunque non quanto la somma dei partiti della coalizione che lo sostenevano, ma quasi. Però, questo compito sarà veramente molto complicato e se dovesse fallire, la sua scommessa potrebbe dirsi persa".

Conte leader, dunque, anche per cannibalizzare un Pd comunque martoriato da lotte interne e con sempre meno appeal nell’elettoratro? "M5s con Conte leader – spiega stavolta Antonio Noto – vale il 22%, con il Pd che lascia sul campo, in questa ipotesi, almeno il 3%. Va detto, però, che Conte leader grillino fa aumentare la base elettorale, ovvero riporta al voto persone che si sarebbero astenute senza di lui o non avrebbero votato più i 5 stelle senza una guida forte come si presenta la sua. L’ex premier appare infatti come un progressista moderato capace di attirare elettori sia a sinistra che al centro, ma soprattutto di tenere insieme un elettorato grillino che appariva in libera uscita prima di questa svolta".

"Certo – prosegue Alessandra Ghisleri – quando si parla di erosione del Pd si parla di un partito che è comunque ’tanta roba’ e che anche se lascia sul terreno una percentuale importante, resta pur sempre un partito fortemente radicato sul territorio, cosa che il M5s non è mai stato e che invece dovrà diventare se davvero Conte vuole rendere solida la sua base elettorale; i 5 stelle sono nati come un Movimento che teneva insieme anime diverse e talvolta contrapposte, che si riconoscevano nella volontà di cambiare la politica; da ’sudditi’ a ’senatori che fanno le leggi’ ed incidono sul futuro del Paese. Ora Conte deve riallacciare tutti i ponti con questa gente e con il territorio e il Pd potrebbe ritrovarsi anche più penalizzato".

E se Conte non ci fosse stato? Se, insomma, non avesse accettato questa sfida? "I grillini sarebbero rimasti al 15% – commenta Nicola Piepoli – e Conte da solo sarebbe rimasto al palo perché un partito di Conte senza i 5 stelle non vale assolutamente nulla. Ora, però, si eviterà quello che sarebbe successo con l’implosione dei 5 stelle, ovvero la disgregazione anche degli altri partiti a sinistra, ma anche nel centrodestra. Quindi, l’ex premier avrà anche un ruolo solidificante per tutto il quadro costituzionale delle forze politiche. Con buona pace del Pd".