Roma, 4 settembre 2018 - Il sorpasso. I fatti di agosto hanno inciso in maniera significativa nell’opinione pubblica tanto da far segnare un notevole distacco tra Lega e M5S. Il vantaggio del partito di Salvini, che a luglio era minimo sul M5S e quotato nell’ordine dell’1-2%, nel corso dei primi giorni di settembre è aumentato in maniera vertiginosa e per la prima volta arriva a +7%. Non solo. La Lega raggiunge il massimo storico del 34% mentre il M5S crolla al 27%, perdendo il 5,7% rispetto alle elezioni politiche del 4 Marzo (1 proprio elettore su 5). Prima la gestione della tragedia del ponte Morandi a Genova, poi la vicenda della nave Diciotti, con il relativo pressing sulla tematica dell’immigrazione, probabilmente sono i fattori che hanno inciso in una maggiore aggregazione del consenso verso la Lega, con una flessione netta dei pentastellati. 

Un risultato che capovolge completamente il responso delle urne delle elezioni Politiche quando il partito di Di Maio raccolse il 32,7% e la Lega il 17,4%, cioè 15 punti in meno. In 6 mesi lo scenario si è completamente capovolto e oggi il partito di Salvini distanzia di 7 punti il proprio alleato. La volata è iniziata e il traguardo potrebbero essere le prossime Europee. È anche da evidenziare che il consenso all’area dei due partiti di governo rimane intorno al 60%, così come era a luglio. Questo a dimostrare che i flussi di voti si sono spostati prevalentemente all’interno dei due maggiori partiti, anche se la Lega ha rosicchiato qualcosa a Forza Italia

C’è da comprendere adesso quale potrà essere in futuro il rapporto di forza tra Salvini e Di Maio, visto che sia la potenza di fuoco della comunicazione salviniana che la tematica immigrati hanno premiato il leader leghista ai danni del capo politico del M5S. Tra l’altro, leggendo i numeri del sondaggio è anche abbastanza chiaro quello che con il tempo potrebbe diventare il ‘tallone di Achille’ del Movimento: la gestione del tema immigrazione.

Accade infatti che una parte di elettori 5 Stelle guardano con sempre più simpatia a Salvini, mentre chi non condivide la posizione del governo sui migranti lascia il M5S per rifugiarsi in parte nell’astensione e in minima quota in Potere al Popolo. Questo è inevitabile anche perché la composizione dell’elettorato di Di Maio è eterogenea in termini di appartenenza politica, cioè circa il 40% si identifica ancora oggi ideologicamente nella sinistra. 

Comunque sia, il Pd non sembra essere in grado al momento di calamitare quella parte di elettori del M5S che non condivide le scelte portate avanti dal governo sull’immigrazione e rimane ancorato tra il 17-18%, così come era già nello scorso luglio. Da notare infatti che, rispetto alla questione della nave Diciotti, il 66% dei votanti 5 Stelle ha condiviso la posizione politica di Salvini, ma i critici, comunque, non sono attratti dai dem. Cambiando, dunque, i rapporti di forza, bisognerà pensare a un ‘nuovo contratto per la convivenza’, anche per identificare chi dovrà essere il vero uomo al comando, superando il conflitto tra Salvini e Di Maio che al momento ha avvantaggiato in maniera evidente solo la Lega. 

Tra l’altro a maggio si voterà per eleggere il nuovo parlamento europeo e il tema dei rapporti con la Ue, sull’immigrazione e l’economia, sarà l’asse portante di una campagna elettorale che non si è mai spenta ormai da quasi un anno. C’è poi da verificare se questo sprint è un fuoco di paglia o continuerà anche nei prossimi mesi.

(Nota metodologica: sondaggio effettuato il 3 settembre 2018, estensione territoriale nazionale. Panel omnibus rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Metodo Cawi e Tempo Reale su un campione di mille persone. La percentuale dei rispondenti è stata del 92%)